{"id":703,"date":"2011-09-13T13:23:20","date_gmt":"2011-09-13T19:23:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/?p=703"},"modified":"2011-09-13T13:23:20","modified_gmt":"2011-09-13T19:23:20","slug":"19050311-il-ponte-vecchio-sulla-trebbia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/2011\/09\/13\/19050311-il-ponte-vecchio-sulla-trebbia\/","title":{"rendered":"1905\/03\/11 &#8211; Il ponte vecchio sulla trebbia"},"content":{"rendered":"<h3>Dalla Trebbia del 19 marzo 1905<\/h3>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/Ponte-Romano047.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-705 aligncenter\" title=\"Il Ponte Gobbo, con visibile l'antico ponte romano.\" src=\"https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/Ponte-Romano047-300x214.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"214\" \/><\/a><br \/>\nConferenza tenuta in Bobbio dal Canonico Antonio Civardi, il 23 gennaio 1905<\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\">IL PONTE VECCHIO SULLA TREBBIA<\/h2>\n<p>Il conferenziere prendendo una tesi generalissima si fa il quesito: qual\u2019epoca incominci\u00f2 ad esistere un ponte sulla Trebbia nelle vicinanze di Bobbio?E risponde esternando il suo avviso che un ponte sulla Trebbia a Bobbio cominci\u00f2 ad esistere prima della venuta di S. Colombano; e ci\u00f2 deduce:1) Dalla preesistenza di una popolazione nella vallata bobbiese prima dell\u2019arrivo del monaco irlandese; fatto, che il conferenziere ha incominciato a dimostrare nel presente giornale \u2013 rubrica Bobbio e il suo territorio ecc.; e che spera di poterle provarlo con chiarezza con gli argomenti che man mano verr\u00e0 sviluppando. Ammessa l\u2019esistenza di creature umane sulla riva sinistra della Trebbia prima di S. Colombano, nulla di pi\u00f9 probabile che esse si siano spinte a perlustrare la riva destra, le sue colline e i suoi monti; e che perci\u00f2 abbiano pensato di provvedersi di un ponte per tragittare il fiume, anche nelle sue piene.2) Dalla conoscenza, che secondo il tortonese Conte Giacomo Carnevale, avrebbero avuto i Romani delle nostre acque solforee salso jodiche; conoscenza , ad ammettere la quale si dichiara indotto dall\u2019aver di esse (acque) trovato fatto menzione negli scritti di Arlembardo medico fisico di Tortona nel 1160, i quali scritti, vennero pubblicati dall\u2019altro cittadino tortonese Augusto Quizio, che fu medico di Filippo 2\u00b0, duca di Savoia, molto istruito nella botanica, nel \u00abLumen apothecariorum \u00a0editum e subtilissimo artium et medicinae doctore domino magistro Quirico de Hugusti de Dorthona. Augustae Vindilicorum 1486\u00bb. (Notizie storiche dell\u2019antico e moderno Tortonese. VogheraTipografia Gioni 1845).Ma se le nostre acque salso jodiche erano gi\u00e0 conosciute fin dai tempi dei romani, si sar\u00e0 pensato di trarne quella maggiore utilit\u00e0, che ad esse si poteva ricavare: il perch\u00e9 si sar\u00e0 pensato ancora ad un mezzo solido (ad un ponte) per passare alla riva destra della Trebbia, dove hanno la loro sorgente.3) Dal Diploma di Agilulfo a S. Colombano \u2013 Da certe discrepanze, che vi si ravvisano fu creduto e dichiarato apogrifo da alcuni e gravi autori, tra cui il Mabillon, il Muratori, il Poggiali, e \u00a0ultimamente dal Krusch; cui \u00a0paiono soscrivere l\u2019egr, can.co Log\u00e9 di Tortona, nella sua opera S. Alberto, Abate di Butrio, e l\u2019illustre Prof. Carlo Cipolla nel fascicolo \u00ab Notizie e documenti sulla storia artistica della Basilica di S. Colombano di Bobbio nell\u2019et\u00e0 della rinascenza \u00bb. Ma l\u2019importante questione, cos\u00ec si legge nel bollettino della societ\u00e0 pavese di storia patria an. 1\u00b0 fascic. 3\u00b0 Sett.bre 1901 \u00e8 stata ora ripresa dall\u2019Hartmann, Prof. di Vienna, e trattata brillantemente in un articolo, dalle cui conclusioni l\u2019autenticit\u00e0 dei diplomi, (uno di Agilulfo, due di Adoloaldo a favore del monastero di Bobbio) non ostante le mende che presentano le trascrizioni, in cui ci pervennero, \u00e8 provata dall\u2019autore non solo con ragioni indirette, ma anche direttamente. La pi\u00f9 forte di esse si \u00e8 che il Sundrarit, viro magnifico, dei diplomi, a cui Agilulfo prima, poi Adoloaldo, concessero una met\u00e0 del pozzo d\u2019acqua salsa, di cui l\u2019altra met\u00e0 era lasciata al monastero, richiama alla memoria il Sundrarium maximum longobardo rum ducem, cui apud Agilulphum bellicis rebus instructus \u00a0erat, di cui \u00e8 parola nel continuatore di Prospero sotto l\u2019anno 640 in un codice scoperto una trentina d\u2019anni fa in Copenaghen. Da questo si deriva che dalle nostre che alle nostre acque solforee salso jodiche esisteva un pozzo per vfare il sale: ad coquendos sale. Ma se si faceva il sale, necessariamente sulla Trebbia doveva esistere un ponte pel trasporto del medesimo.Dato finalmente (e non concesso) che non sia vero il fin qui ragionato, si ha un dato storico non controverso che ci assicura l\u2019esistenza di un ponte sulla Trebbia almeno nel secolo 9\u00b0 &#8211; Il prelodato prof.re Hartmanu nel bollettino storico bibliografico subalpino, ha pubblicato un documento conservato nell\u2019archivio di Stato a Torino colle altre carte di S. Colombano con la segnatura Cat.a !\u00b0 marzo 1\u00b0 &#8211; Sul dono si trova l\u2019indicazione \u00a0l\u2019indicazione \u00abInventarium honorum immobilium monasterj S. Colombani &#8211; \u00a0e nell\u2019interno \u00e8 detto\u00bb Adbreviatio de rebus omnibus e bobiensi monastario ontrinsecum et extrinsecus pertinenti bus anno Iesu Christi DCCCLXII (862). Il documento \u00e8 confrontato dall\u2019autore con l\u2019altro dell\u2019anno 883, e l\u2019uno e l\u2019altro npn sono che un inventario dei beni appartenenti a quell\u2019epoca al nostro monastero.Ora in questo documento si legga: infra vallem autem praefati monasterj sunt oracula septem, nella valle del 1\u00b0 monastero sono sette chiese; che la parola oraculum nel linguaggio ecclesiastico indica propriamente cappella, chiesa. Nell\u2019accennato documento si legge ancora sotto il n\u00b0 6 \u00abIn oraculo Sancti Ambrosii potest seminare per annum granum modia viginti, vinum facil anforas quatuor, fenum carra septem etc.\u00bb \u00a0E\u2019 vero che la dicitura accenna ai campi, vigneti, prati, ma \u00e8 noto che attorno alle chiese andavano annesse possessioni. Sicch\u00e8 \u00e8 indiscutibile che fin dall\u2019anno 862 (e quasi certamente anche prima) esisteva la chiesa di S. Ambrogio \u00abin oraculo Sancti Ambrosii\u00bb. Ora se vi era una chiesa sulla sponda destra della Trebbia, ne viene che per accedervi doveva essere sul fiume un ponte; a meno che non si voglia dire che la chiesa in discorso fosse riservata all\u2019esclusivo servizio della popolazione sulla da riva destra. Ma come ci\u00f2 pensare? Possibile che la popolazione della destra per diporto, per curiosit\u00e0, per necessit\u00e0 non sia mai passata alla sinistra? Possibile che la popolazione della sinistra non si sia mai trasportata alla destra, neppure per assistere alla funzione del Santo titolare della Chiesa, in quei tempi, in cui la fede viva, operosa eccitava gli uomini a lunghi e disastrosi pellegrinaggi per visitare santuarj lontani? E poi i frati stessi di quando in quando non saranno andati a S. Ambrogio per vedere se la chiesa corrispondeva all\u2019onore dovuto a Dio; se le finzioni religiose, l\u2019amministrazione dei Sacramenti procedeva regolarmente, se il deputato al servizio attendeva all\u2019esatta esecuzione dei proprj doveri? E finalmente come, senza un ponte, trasportare \u00a0al monastero il grano, il vino, il fieno ecc., e tutti gli altri raccolti delle terre circostanti alla Chiesa di S. Ambrogio?<\/p>\n<p>Dalla Trebbia del 2 aprile 1905<\/p>\n<h3>Il ponte vecchio sulla Trebbia<\/h3>\n<p>Conferenza \u00a02a tenuta in Bobbio dal Can. Ant0nio Civardi il 6 febbraio 1905Questione 1aAmmessa l\u2019esistenza di un ponte sulla Trebbia nelle nostre vicinanze prima della venuta di S. Colombano, od almeno nel secolo 9\u00b0; in quale localit\u00e0 esso sorse? Per mancanza di documenti nulla si pu\u00f2 affermare di certo. Sar\u00e0 stato al posto dell\u2019attuale? Pu\u00f2 essere: nulla di pi\u00f9 verosimile. Cos\u00ec si viene a rispettare la popolare e pi\u00f9 volte centenaria tradizione, che del nostro ponte fu autore il Santo: imperocch\u00e9 se il ponte, che si vorrebbe preesistente alla sua venuta fra noi, era edificato in altro luogo, nessuna meraviglia, che egli abbia creduto bene di erigere l\u2019attuale come pi\u00f9 vicino, pi\u00f9 comodo, pi\u00f9 adatto al monastero ed alla popolazione. Se poi l\u2019attuale corrisponde a quello, che si direbbe preesistente a S. Colombano, non \u00e8 impossibile che l\u2019abbia trovato diroccato, come vi ha trovato semi diroccata la basilica di S. Pietro; e come di questa, cos\u00ec anche di questo abbia riparato la rovina.Questione 2aLa storia non \u00a0somministra una data certa e precisa sul nostro ponte?Il conte Anguissola Gio B.a nell\u2019Ephemerides Sacrae anni Christiani 1822, pubblicato a Piacenza coi tipi del Tedeschi, a pag.14 scrive: \u00absecondo Poggiali (Memorie Storiche di Piacenza, vol.5 pag.35) nel 1196 esistevano sulla Trebbia tre ponti, uno cio\u00e8 in faccia a Piacenza, un altro a Rivergaro, di cui appena trovansi le vestigia, ed un altro a Bobbio tuttora esistente, bench\u00e9 pi\u00f9 volte rovinato \u00bb. \u2013 Il Poggiali pubblicava l\u2019opera sua nel 1757 in Piacenza \u2013 Tipografia Filippo G. Giacopazzi.Dunque \u00e8 notizia chiara, e precisa, di valore storico ( a meno che si voglia mettere in dubbio l\u2019autorit\u00e0 del Poggiali, che alcuni vogliono fino un po\u2019 troppo critico) che sin dal 1196, cio\u00e8 pi\u00f9 di 700 anni fa esisteva un ponte sulla Trebbia.<\/p>\n<p>Dalla Trebbia del 16 aprile 1905<\/p>\n<h3>Il ponte vecchio sulla Trebbia<\/h3>\n<p>Questione 3<\/p>\n<p>aIl ponte attuale \u00e8 propriamente quello del 1196?Il Poggiali pare inclinato a crederlo, sebbene lo dica pi\u00f9 volte rinnovato; mentre documenti nostri ci farebbero entrare nella opposta sentenza. Danneggiato il nostro ponte nel 1766 da uno straordinario ingrossamento delle acque della Trebbia, al quesito, se fosse pi\u00f9 conveniente riattare ed assicurare il ponte stesso, oppure \u00a0acquistare \u00a0terreno sul letto del fiume per aprirvi una strada, fatto dal nostro Consiglio all\u2019Illustre Giureconsulto Can.co D.Leonardo Taffirelli, Cancelliere di questa uria Vescovile; il consulente nel suo parere 15 ottobre 1766 si espimeva in questi precisi termini:\u00abPrendo a dire, che il ponte costrutto per utile, per comodo e commercio di tutto il luogo e di tutta la regione circonvicina, consisteva all\u2019antico in quattro o cinque archi al pi\u00f9 circa al mezzo del fiume, ove al presente se ne veggono per anche due di detti archi, quali sono l\u00ec pi\u00f9 depressi alla met\u00e0 di detto ponte; sotto dei quali quattro \u00a0o cinque archi vi transitava tutta la Trebbia, anche nella maggiore sua escrescenza; menoch\u00e9 \u00a0al di qua vi rimaneva il borgo pi\u00f9 ampio della citt\u00e0, e di l\u00e0 vi erano l\u2019ospedale e la Chiesa di S. Lazzaro de\u2019 lebbrosi con li suoi poderi, \u00a0quali tutti corrosi dal fiume, rimanendo l\u2019alveo dilatato pi\u00f9 di tre quarti, la citt\u00e0 a sue spese ben grandi e considerevoli \u00e8 stata costretta continuare l\u2019antico con estendere di qua e di l\u00e0 detto ponte, parte con archi di muro, parte con tanti massicci e pilloni, su de\u2019 quali si appoggiavano le travi e tavole, due campi o andate, due de\u2019 quali dall\u2019eccessiva escrescenza di detta Trebbia, seguita alli 8 corrente ottobre di quest\u2019anno 1766, in cui con un pillone sono stati atterrati e dall\u2019acqua seco recati\u00bbDel medesimo parere del giureconsulto C.o Taffirelli \u00e8 Luciano Scarabelli che ne Dizionario Corografico Universale dell\u2019Italia \u2013 Milano \u2013 stabilimento Civelli 1854, nel suo art. sopra Bobbio (Vol.2 p.1a. pag.144) scrive: La Trebbia ha un ponte vicino a Bobbio citt\u00e0, lungo m. 280, e largo 3 costrutto sopra un antico, ora interrato, e di cui vedesi un arco. N\u00e9 i Bobbiesi, i quali sotto i loro occhi stessi hanno visto alzarsi ed allargarsi il letto della Trebbia, avranno difficolt\u00e0 a pensare, che dieci, otto secoli fa il letto di essa pi\u00f9 profondo e pi\u00f9 ristretto siasi venuto di tratto in tratto riempiendo di materiale, che le piogge scaricavano nel fiume dalle latitanti colline e montagne, massime dopoch\u00e8 un malinteso interesse ha operato lo sconsigliato dissodamento delle folte selve che coronavano la cresta dei nostri monti.Anche questa sembra una prova di un certo valore, massime corroborata dai seguenti dati storici.\u00a0Il 1\u00b0 \u00e8 un documento dell\u2019archivio Vesc., e cio\u00e8 un atto 19 gennaio 1421 autentico Luserto Cristoforo. Con esso si stipulavano con cauzioni tra il Vescovo d\u2019allora Daniele Pagani et spectabiles et egregios viros duos Matthaeum de Ugurnibus fg. Iois legum doctoris, et Vicarium Gen.lem \u00a0Ill.mi Principis et Excellentissimi Ducis Nostri Mediolani. Et Rodulphum fg. Arasini, de Seratonibus de Venetiis; convenzioni, che avevano per oggetto fundum et domum molendini de Caneto sic communiter nuncupati ultra Trebiam et fundum cum aedificiis ibi exitentibus, olim fornacem, et terram ipsi fornaci utilem atque necessariam pro costruendis cupis, tegulis, maconis, quadrelis.\u00a0Dunque alla regione Caneto sulla riva destra del fiume un molino ed una fornace.Il 2\u00b0 dato storico \u00e8 un atto 28 gennaio 1292 rogato dal notaio Epirone de Granarolo. Con esso il Vescovo Calvo Calvi faceva a varj individui locazione perpetua domus molendini, et fulli, sen molendinorum et fullorum desuptus pontem Trebiae. Sicch\u00e9 al dissotto del ponte (e sotto la terra spessa) eravi un mulino et un fullo; meglio pi\u00f9 mulini e pi\u00f9 fulli.Il molino e la fornace di Caneto furono cos\u00ec asportati dal fiume da non permettere neppure di congetturarne la posizione. Dagli edificii alla Spessa, si dice, rimangono tuttora \u00a0avanzi che dal modo dio costrizione si arguisce che erano ad uso di molino. Ma se Caneto nel 1421 esistevano un molino ed una fornace, se molino e folli esistevano alla Spessa fin dal 1292, ed ora tutto \u00e8 scomparso senza che sia rimasto vestigio di loro esistenza; convien dire che fossero di molto inferiori per posizione al ponte attuale; e che a questo, altro ne sottostava.<br \/>\nDalla Trebbia del 23 aprile 1905<\/p>\n<h3>Il ponte vecchio sulla Trebbia<\/h3>\n<p>Finalmente \u00e8 certo che l\u2019ospedale di S. Lazzaro e la Chiesa relativa sorgevano al di l\u00e0 della Trebbia, cio\u00e8 sulla riva destra. Fra Giacomino fg. Domenichino col suo testamento 11 marzo 1525 ricevuto dal not. Tommaso de Giorgi \u00abJure legati retinuit pauperibus commorantibus in hospitali S. Lazzari Bobii sito ultram pontem Trebiae solidos 40 imperiales\u00bb.\u00c8 certo ancora che questi sani edifici esistevano in capite pontis \u2013 (Bartolomeso de serio fg. Bernardo, studens in jure civili, col suo testamento, 18 ottobre 1388 ricevuto dal notaio Giocanoto de Gualandrio legat et jure legati reliquit florenos orto Hospitali S. Lazari de capite Pontis).Ma se ospedale e chiesa da secoli non esistono pi\u00f9, convien pur che sia stato abbattuto il ponte, alla cui estremit\u00e0 essi si trovavano. Sicch\u00e8 legittima conseguenza che il ponte attuale non \u00e8 il ponte vecchio, ma sibbene che quello poggia sui fondamenti di un altro in massima parte distrutto. A piena conferma del qual conclusione ecco un altro perentorio dato storico.Il Ripalta, cronista piacentino, pubblicato dal celeberrimo Muratori a pag.903 vol.20 dell\u2019Opera sua colossale Rev. Ital Script scrive:Anno 1452 26, 7bre \u2013 adeo pluit , ut Padus et Trebia, eoquod pluviae fuerunt cintinuae per dies et noctes, maxima intulerunt damna, et praecipue Trebia destruxit et deorsum traxit pontem lapideum de Bobio, qui super ipso flumine Trebiae \u00a0artificiose et sontuose constructus fuerat, et multas domus similiter de Rivalgario destruxit.Ed il Can.co Poggiali a pag. 324 volo. 7 delle sue Memorie Storiche di Piacenza, cos\u00ec spiega il Ripalta. Nel 5 giugno 1452 cadde sul piacentino una dirotti sima pioggia, portata da venti s\u00ec impetuosi, quod multa mala fecerunt, arbores evulserat, tectos domo rum destruxerunt: una pari direttissima pioggia ebbesi accompagnata da tuoni e lampi orrendissimi nel 29 7bre; per cui crebbero d\u2019improvviso e a dismisura i fiumi del nostro distretto, tra quali la Trebbia, rinnovando e preparando il guasto dell\u2019anno passato, rovesci\u00f2 un forte e magnifico ponte di pietra, che con ispesa ed artificio grande avevano eretto i bobbiesi, e nelle circostanti pianure lasci\u00f2 nel ritirarsi tanta legna, che parve d\u2019aver spogliato d\u2019altrui tutte le montagne le montagne bobbiesi e piacentine.Tanto ripete lo Scarabelli a pag. 453 del \u00a02\u00b0 vol. della sua Istoria Civile dei ducati di Parma, Piacenza e Guastalla \u2013 Italia 1846, lasciata per morte, incompleta:Nel 1451 a 6 di novembre dalle case di Ronco a Calendasco fu tutto un fiume \u2026.. Ma nel di Nove di settembre (si crede errore di stampa e che in vece di 9, debbasi leggere 29) dell\u2019anno successivo (1452), un piovere dirotto gonfi\u00f2 la Trebbia siffattamente che rovesci\u00f2 un magnifico ponte che i bobbiesi avevano eretto con grande artificio e spesa,. Entr\u00f2 in Rivergaro, abbatt\u00e8 case, ruppe molini e port\u00f2 tanti alberi all\u2019Emilia che parte avesse spogliato di piante il bobbiese e il piacentino.Dopo ci\u00f2 che si desidera dippi\u00f9? Nel 1452 esisteva a Bobbio sulla Trebbia un ponte di pietra \u2013 pontem lapiseun \u00abcostrutto con ispesa et artificio grande\u00bb artificiose et sontuose. La direttissima pioggia del 29 settembre d.\u00b0 anno l\u2019ha abbattuto e tratto all\u2019ingi\u00f9 \u00abdestruxit et deorsum traxit\u00bb. Dunque il ponte attuale non \u00e8 certamente il ponte vecchio: ma deve sorgere sugli avanzi di un altro, o di altri distrutti; tanto pi\u00f9 che ne\u2019 nel ponte attuale e nemmeno nei due archi sottostanti, visti fino a poco tempo fa, si ravvisa traccia di quella magnificenza e sontuosit\u00e0 e di quell\u2019artificio con cui dai Bobbiesi fu edificato il distrutto nel 1452, e per cui ha meritato l\u2019elogio degli storici piacentini.<\/p>\n<p>Dalla Trebbia del 7 maggio 1905<\/p>\n<h3>Il ponte vecchio sulla Trebbia<\/h3>\n<p>Questione 4a<\/p>\n<p>All\u2019immenso danno sofferto nel 1452 si sar\u00e0 quanto prima riparato? Impossibile dare al quesito soddisfacente risposta. Il gi\u00e0 lodato Scarabelli nella citata sua storia, ricordandoci prolungate direttissime piogge, straordinarie piene negli anni 1454, 1460,1484, siamo quasi tentati a credere, che, se a Bobbio si rifece il ponte, sia stato di nuovo rovinato; come avvenne del ponte, che in d.i anni era stato riedificato sulla Trebbia a Piacenza; oppure che i nostri maggiori spaventati dal frequente ed imperversante diluviare non abbiano avuto animo di accingersi all\u2019opera.Ma allora come avveniva la comunicazione tra gli abitanti delle due opposte Rive? Chi scrive possiede un mezzo foglio, scritto nelle due facciate, ritirato da un tabaccaio, che lo avrebbe certamente distrutto. Se esso non si riferisce all\u2019epoca in discorso, cio\u00e8 al sec.15\u00b0\u00b8pure riguarda ad una condizione della nostra citt\u00e0, consimile alla sopraccennata. Lo scritto \u00e8 un consiglio probabilmente indirizzato ai reggitori della cosa pubblica. Questi erano consigliati a ricorrere ai regii \u00a0ministri in Milano esponendo, che una tra le tante calamit\u00e0 da cui era oppressa la povera Bobbio, era, che la Trebbia aveva distrutto il ponte fatto di nuovo negli anni passati, \u00a0Flumen Trebiae adeo rapidum, ut pontem de novo annis praeteritis erectum diremerit; e che non potevasi altrimenti mettere in comunicazione gli abitanti delle due rive, che col provvedere una nave per tragitto \u2013 nisi parando navem pro transigendo flumine. Peccato che il documento sia senza data e senza firma! Del resto da esso deriva che in mancanza di ponte la Trebbia si transitava per mezzo di una nave, meglio di una barca; e che il letto del fiume doveva essere molto profondo e ristretto per acquistare una rapidit\u00e0 tale (adeo rapidum) per asportare il ponte,e per essere capace a sostenere il peso della nave o barca.\u00a0Si disse non constare se alla distruzione del ponte avvenuta ne 1452 siasi tosto riparato: e tale incertezza dura sino al principio del secolo.\u00a0!\u00b0 Per quest\u2019epoca trovasi la citazione di tre documenti spettanti al nostro monastero di S. Colombano, che si devono trovare negli archivj di Stato di Torino \u2013 Col 1\u00b0 in data 8 giugno 1509 a rog.\u00b0 Buelli not.\u00b0 Stefano, Antonio da Piacenza, abate del d.o \u00a0convento mutuava alla comunit\u00e0 bobbiese alcuni legni per la fabbrica del ponte. Col 2\u00b0 datato successivo 13 giugno d.o \u00a0anno, e not.o , i deputati dalla comunit\u00e0 alla fabbrica del ponte dichiaravano al monastero aver ricevuto L. 60 imperiali per 100 moggia di calce come generosa offerta per la fabbrica medesima. Il 3\u00b0 rog.\u00b0 alli 11 luglio sempre d.o anno, e dal d.o not.o , \u00e8 la quitanza del residuo elemosina promessa dai monaci; quitanza rolasciata da persone scelte per promuovere la fabbroca del ponte.Per la storia aggiungasi ancora che nell\u2019adunanza consolare 22 marzo 1533, dopo essersi esposto che il ponte minacciava rovina, ed aveva gi\u00e0 cominciato a cadere, si deliberava di chiedere ai monaci di S. Colombano le 200 moggia di calce, al pagamento delle quali si erano obbligate in seguito a convenzioni e che nell\u2019adunaza del 12 giugno successivo si stabiliva di fare un argine, affinch\u00e9 la Trebbia non rovinasse la strada pubblica, alla quale era necessario praticare riparazioni.Dal 1533 la deficienza di documenti ci trasporta di botto alla fine del secolo 16\u00b0. Alli 23 aprile q590 radunatosi il nostro consiglio, ravvisando propizia la stagione per la fabbrica del ponte, si prendeva la deliberazione di metterla all\u2019incanto in base ai capitoli fatti da mastro Ant.o Magnano da Parma. Il lavoro consisteva nella costruzione di due arconi al principio del ponte verso la citt\u00e0, e di altri due all\u2019estremit\u00e0 opposta verso la Spessa.<br \/>\nDalla Trebbia del 14 maggio 1905<\/p>\n<h3>Il ponte vecchio sulla Trebbia<\/h3>\n<p>Poscia il conferenziere pass\u00f2 in rassegna le vicende \u00a0del Ponte vecchio sulla Trebbia dal 1600 fino ai nostri giorni, e cos\u00ec:<\/p>\n<ul>\n<li>Verso il 1611 \u00a0cade l\u2019arco massimo verso la Spessa; alli 16 giugno d.o anno si presenta in consiglio il sig. Nicelli Cristoforo, il quale si esibisce da farlo rifabbricare. Con atto del giorno dopo a rogito notai Flegara Gio Antonio e Bertolario Gio. Antonio si stabilivano i capitoli per la fabbrica, i quali erano ratificati dal Consiglio nel successivo 21. Alli 13 7bre 1612 il Nicelli dichiarava al consiglio di aver adempiuto all\u2019assuntasi obbligazione; ma il pagamento del pattuito compenso non era deliberato che nel giorno 13 9bre d.o anno 1612.<\/li>\n<li>Da un libro di memorie manoscritte dal prete D. Pietro Bocaccia esistente in archivio Vescovile \u2013 a fol.73 \u2013 si legge la seguente nota: 1655 adi 7 gennaio \u2013 Circa a tre Hore di notte casc\u00f2 l\u2019arca grande del ponte del fiume di Trebbia \u2013 Quando sia stata ricostruita non consta.<\/li>\n<li>Lo Scarabelli nell\u2019art. Bobbio inserito nel Dizionario Coragrafico Universale dell\u2019Italia afferma che il nostro ponte fu rovinato da Carlo 2\u00b0 di Spagna e lo ripete il Bertacchi nella Monografia di Bobbio: ma a qual fonte fu attinta la peregrina notizia\u2019<\/li>\n<li>Nel 1672 avendo il Consiglio ravvisato utile e necessario riparare il ponte, si chiama da Pavia l\u2019Ing. Angelo Michele Saracchi, il quale propone i restauri nel rifare l\u2019arca grande ed un altro arco al di qua del ponte, per impedire anche la corrosione che va facendo la Trebbia con pericolo grande della citt\u00e0, e distrurre gli ultimi due archi, che sono di qua al principio del ponte, e ridurli in un solo arco per dare maggior campo all\u2019acqua di trovare l\u2019esito ecc.<\/li>\n<li>Piene nel 1\u00b0 quarto del secolo 18\u00b0 rendono inservibile la 6a e la 7a arcata, che vengono sepolte dall\u2019improvviso rialzamento dell\u2019alveo, e rovesciarono interamente la ottava; sicch\u00e9 il nostro ponte nel 1719 si riduce a solo 8 arcate servibili delle undici da cui era formato.<\/li>\n<li>Nel 1759 si pagano dal comune L. 1109.6 al Vicesindaco Domenico Galluria importo spese per la costruzione di un arco nuovo, nel 1782 il comune subisce la spesa di altre L. 6416 per l\u2019arcata al n. 8.<\/li>\n<li>Nel 1814 rovina quest\u2019ultima, ed \u00e8 rinnovata nel 1818.<\/li>\n<li>Nel 1847 alla travata costrutta sopra i due archi sepolti sostituivasi un arco solo di pietra.<\/li>\n<li>Nel giorno 17 maggio ersi sperso in Bobbio la voce che una mano \u00a0di soldati tedeschi partiti da Piacenza, e percorrendo la riva destra della Trebbia s\u2019indirizzava alla volta della citt\u00e0. Ad impedire il loro assalto si pens\u00f2 di abbattere il ponte sulla Trebbia, allora fortunatamente gonfio d\u2019acqua. Quindi dalla cattedrale si asportarono i banchi della Chiesa per fare barricate; e si praticarono sul ponte fori per minarlo, e farlo saltare in aria. Ma i tedeschi non vennero; e grande ventura fu la nostra, perch\u00e9 il ponte rimase in piedi.<\/li>\n<li>Essendo alli 28 8bre 1889 caduto il ponte sulla Trebbia, regione S. Martino, dovette il vecchio servire per mezzo di tragitto alla strada nazionale Bobbio \u2013 Genova, e a tale scopo gli portarono alcune modificazioni.<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dalla Trebbia del 19 marzo 1905 Conferenza tenuta in Bobbio dal Canonico Antonio Civardi, il 23 gennaio 1905 IL PONTE VECCHIO SULLA TREBBIA Il conferenziere prendendo una tesi generalissima si fa il quesito: qual\u2019epoca&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"class_list":["post-703","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-articoli-quasi-storici"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/703","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=703"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/703\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=703"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=703"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=703"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}