{"id":80,"date":"2006-05-06T08:00:14","date_gmt":"2006-05-06T14:00:14","guid":{"rendered":"http:\/\/192.168.0.3\/wordpress\/?p=80"},"modified":"2006-05-06T08:00:14","modified_gmt":"2006-05-06T14:00:14","slug":"dintorni-di-bobbio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/2006\/05\/06\/dintorni-di-bobbio\/","title":{"rendered":"1929       &#8211; Dintorni di Bobbio"},"content":{"rendered":"<p><?xml version=\"1.0\" encoding=\"utf-8\"?> <!DOCTYPE html PUBLIC \"-\/\/W3C\/\/DTD XHTML 1.0 Transitional\/\/EN\" \"http:\/\/www.w3.org\/TR\/xhtml1\/DTD\/xhtml1-transitional.dtd\"> <html xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/1999\/xhtml\" lang=\"en\" xml:lang=\"en\"> <head> \t<title>Untitled document<\/title> \t<meta http-equiv=\"Content-Type\" content=\"text\/html; charset=utf-8\" \/> <\/head> <body><\/p>\n<h3>Da &quot;La Scure&quot; del 1929<\/h3>\n<p>&nbsp;<font>Questo sereno settembre sollecita le deliziose passeggiate sui monti. I temporali dell&#39;agosto hanno spazzato per benino i velami opachi delle foschie estive e i pianori delle valli e le distese lontane dell&#39;orizzonte, hanno ripreso la loro brillantezza, offrendosi tutti nei loro minimi e vividi particolari. La purit&agrave; dell&#39;aria, il riposante e rigoglioso vigore virente del bosco, portano all&#39;animo un senso pi&ugrave; esultante di vita, dopo le sfibranti calure estive. I paesetti montani solitari, accolgono ospitali i villeggianti curiosi e ammirati, che rompono la quiete profonda dei luoghi, portando una nota nuova, pi&ugrave; viva e insolita. Al metodico calmo e lento svolgersi della vita agreste, nell&#39;incanto del solenne silenzio delle valli. Via dunque le mete pi&ugrave; belle, in cerca di riposanti bellezze naturali, dove l&#39;animo s&#39;imbeve di poesia e di serenit&agrave;.<\/font><\/p>\n<p><font><strong>Il Bosco del Comune<\/strong><\/font><\/p>\n<p><font>Un groppone di monte, tutto boschivo, saldo artiglio del Monte Penice, amputato dal colosso per opera tenace del torrente Bobbio e rimasto, quale imponente baluardo a custodire e difendere la citt&agrave; di Bobbio, accoccolata serenamente ai suoi piedi. Il monte ha serbato tutta una gualdrappa boschiva rigogliosa e vetusta, solo strappata qua e l&agrave;, nei brevi pianori, per stendere qualche campetto vigilato da solitarie casette sperdute.<\/font><\/p>\n<p><font>La selva per&ograve; si mantiene sempre nella imponente sua estensione e forma una delle mete pi&ugrave; belle e pi&ugrave; prossime dei dintorni bobbiesi. Una stradicciola ombrosa si stacca dalla strada provinciale del Penice per correre tutta a balzi, fra salite e avvallamenti, rimontando la vallicola del torrente Bobbio e affiancandosi poi al versante imponente del monte.<\/font><\/p>\n<p><font>Un primo molino sul greto del Bobbio, sorride con le sue caratteristiche, pittoriche e poetiche e tra i gerani fioriti canta la fresca acqua precipite sulle pale della vecchia ruota della macina, nel giro ritmico ed eterno. Pi&ugrave; oltre altro molino dell&#39;Erbagrassa ci segna il guado del torrentello per condurci alla mulattiere, sul monte, nell&#39;altra sponda. Qui la stradetta s&#39;impunta decisa e implacabile verso l&#39;alto della montagna, sempre tra il folto degli alberi, aggirando da ponente il grande prisma montuoso. Si sale rapidamente e il panorama si apre sempre pi&ugrave; grandioso e ammirevole. Si domina particolarmente tutta la maestosit&agrave; di Monte Penice.<\/font><\/p>\n<p><font>Ecco ancora tutta la vallicola del Bobbio, incastratasi lontana fra le strette degli speroni dirupi, mentre sotto un&#39;incrinatura serpeggiante e ardita &egrave; segnata dal Rio Dezza che apre il suo valico profondo tra il bosco. Da 447 m. si raggiungono in poco tempo oltre i 700 metri e allora la strada da tregua e cammina svelta, pressoch&eacute; pianeggiante, verso la deliziosa e incantevole conca di Dezza che il Bosco del Comune custodisce orgoglioso. Poche casette raccolte sul fianco formano il paesetto di Cernaglia bassa, mentre la mulattiera in breve conduce pi&ugrave; in alto ancora a Cernaglia alta, tutta ridente di sole tra ilo verde della riposante conca montana. Paesetto ospitale e disperso lass&ugrave;, imprigionato dalla maest&agrave; della selva rigogliosa. Fresche ed abbondanti fontane sgorgano incessanti e vecchie faggete contornano i brevi spiazzi diroccati per la vita agreste dei montanari.<\/font><\/p>\n<p><font><br \/> <strong>Nella leggenda e nella storia<\/strong><\/font><\/p>\n<p><font><br \/> Il costone di vetta &egrave; ormai &egrave; ormai poco lungi e la stradicciola si fa aspra ed ardita e vi abbandona colass&ugrave; nel pieno della selva pittoresca, dove il faggio domina e impera, dove l&#39;arte inesausta della natura, spazia libera per i suoi capricci e per le sue genialit&agrave; creative. Il Bosco del Comune &egrave; memorando nella storia e nella leggenda Bobbiese. La fantastiche ad antiche leggende richiamano sovente il luogo come zona infestata di orsi e di lupi, s&igrave; che il fatidici e superbo orso bruno che ebbe a divorare il bue aggiogato all&#39;aratro di San Colombano e da questi reso poi mansueto e amico, cos&igrave; da aggiogarlo a sua volta al bue superstite, per la coltivazione dei campi, lo si vuole disceso dalla selva di questo monte. Ed orsi e lupi rivivono nella fantasia dei montanari. Leggende meravigliose, frammiste alla taumaturga potenza del grande Santo irlandese, sono originate da questa stessa selva.<\/font><\/p>\n<p><font>Anche la storia ricorda il monte boschivo. Gli statuti bobbiesi del 1390 assegnano le cure e il reddito, di questo Bosco de Vigullo Proderiae de Bobbjs. E pi&ugrave; oltre per donazioni particolarmente dell&#39;Arcidiaconato di Bobbio e de la Casa de Zanacchi, il possesso Comunale del Monte, si estende sempre pi&ugrave; e verso il versante di Dezollae (attuale Dezza), cosicch&eacute; nel 1787 ritroviamo una accurata ed estesa pianta topografica catastale che fissa esattamente confini e le zone della selva comunale denominata nell&#39;epoca &laquo;Bosco da Marazzo&raquo; (bosco da taglio).<\/font><\/p>\n<p><font>Altri antichi documenti comunali inesplorati, che ancora si conservano in Bobbio, potranno forse dare pi&ugrave; precise notizie storiche sulla localit&agrave; che tradizionalmente il Comune conserva e dove se i feroci orsi e lupi son scomparsi, ora trovano ospitalit&agrave; larga e sicura e volpi e tassi e lepri e scoiattoli e ricca variet&agrave; di uccelli, che animano il folto virente di questa bella, vetusta e rigogliosa selva montana.<\/font><\/p>\n<p><font><strong><br \/> L&#39;arco trionfale<\/strong><\/font><\/p>\n<p><font><br \/> Solenni pittoreschi castani, vecchie querce, folti cespugli di nocciolo, superbe vegetazioni di felci giganti e mille altre variet&agrave; della flora montana intessano il verde manto della montagna, ma particolare rimarco hanno il faggio e l&#39;olmo con le pi&ugrave; bizzarre forme dei tronchi e dei rami che si foggiano nei pi&ugrave; fantasiosi aspetti, degni d&#39;ogni ammirazione.<\/font><\/p>\n<p><font>Ecco quass&ugrave;, nell&#39;alto della selva, il grandioso arco trionfale dato dall&#39;amore secolare di due faggi svelti e maestosi. Ognuno dei due tronchi ha proteso due grossi rami, l&#39;uno verso l&#39;altro, fino a raggiungersi ed incrociarsi. Il vento vigile ha perfezionato il connubio dei due rami amanti. I secoli li hanno rinsaldati, rinserrati tenacemente, fondendoli in un unico elemento, dove le linfe scorrono da un tronco all&#39;altro quale eterno simbolo d&#39;amore e di affetto, mentre dall&#39;alto tutto un rigoglio di fronde dona al naturale arco di trionfo un aspetto di esultanza e di gloria sotto la volta azzurra del cielo&#8230;<\/font><\/p>\n<p><font><strong><br \/> Il dirupo e i fontanini<\/strong><\/font><\/p>\n<p><font><br \/> A levante un piccolo paesetto &egrave; accovacciato in un vallicolo sotto annosi castani. Le Moiasse, Quindi il prisma montagnoso dirupa in un aspro e profondo scoscendimento e il paesaggio permuta il suo aspetto nell&#39;orrido del franamento e il pittoresco della roccia fra i tenaci e contorti ginepri. Un sentierino ardito si libra sull&#39;alto dirupo e sorpassa deciso la frana, per serpeggiare svelto e ardito fra i sobbalzi delle groppe sottostanti. Ecco Bobbio pi&ugrave; in basso brillare argenteo presso il nastro sinuoso del Trebbia; ecco tutta la catena montuosa dei dintorni stendersi nitida e fresca, da Gavi a Monte Sant&#39;Agostino, all&#39;Alfeo e di fronte il curioso cocuzzolo del Bricc Carana porta una nota caratteristica rossigna e fulva tra il folto verde.<\/font><\/p>\n<p><font>Il declivio boschivo del monte verso il torrente Bobbio ci richiama. Un pianoro e una casetta tutta sola contornata da un pittoresco bosco di castani &egrave; l&#39;ultima tappa del ritorno. Siamo ai &laquo;Fontanini&raquo;. Poi via ancora tra il bosco ed eccoci alla Fontana Fredda, dove un gettito d&#39;acqua cristallina e diaccia sgorga fragorosa da un crepaccio di calcare bianco e si perde bel basso.<\/font><\/p>\n<p><font>Un ultimo snod&igrave;o della mulattiera tra cumuli brulli e azzurrastri di argille scagliose, cos&igrave; da assumere aspetti fantasiosi e scenografici, ci lancia rapidamente sulla precipite stradetta sassosa, quasi un&#39;enorme scalinata, fino nel greto del torrente Bobbio, a congiungere il completo aggiramento di questa bella selva montagnosa che mantiene tutte le preziose caratteristiche del vecchio e pittoresco bosco, dove ci si pu&ograve; ancora profondere nell&#39;abbandono riposante dello spirito tra le voci e i silenzi misteriosi della pi&ugrave; alta poesia della natura.<\/font><\/p>\n<p><font>ALDO AMBROGIO<\/font><\/p>\n<p> <\/body> <\/html><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Untitled document Da &quot;La Scure&quot; del 1929 &nbsp;Questo sereno settembre sollecita le deliziose passeggiate sui monti. 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