{"id":988,"date":"2021-07-20T19:13:36","date_gmt":"2021-07-20T19:13:36","guid":{"rendered":"https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/?p=988"},"modified":"2021-07-20T19:13:37","modified_gmt":"2021-07-20T19:13:37","slug":"la-stazione-del-groppo-in-val-trebbia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/2021\/07\/20\/la-stazione-del-groppo-in-val-trebbia\/","title":{"rendered":"La stazione del Groppo in Val Trebbia"},"content":{"rendered":"\n<p><em>La Redazione pubblica con piacere questo breve studio della prof. Pontiggia Biella, allieva del prof. Rittatore anche perch\u00e9 i ritrovamenti del Groppo permettono di istituire utili confronti con alcuni materiali comaschi.<br><\/em>Ai confini della provincia di Piacenza con quella di Pavia, in Val Trebbia e precisamente nel circondario di Bobbio, si eleva, non lontano dal noto Monte Penice, il Groppo che nonostante i suoi 1000 m. sul del mare, si pu\u00f2 definire, per la sua forma e la sua posizione, pi\u00f9 che un vero e proprio monte, un bastione roccioso ed isolato di serpentino nero. <sup>(1)<\/sup><br>Esso fa parte, insieme ai boschi vicini, un tempo ricchi di faggi, della riserva di caccia del Marchese Malaspina di Vaccarezza.<br>Da qualunque parte lo si guardi, esso appare elevarsi, con pareti rocciose e scoscese, da una fitta boscaglia che lo circonda, mentre alla sommit\u00e0 presenta una specie di tavolato inclinato verso est dove la roccia del monte affiora spesso oppure \u00e8 appena ricoperta da una magra coltre di <em>humus.<\/em><br><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"746\" src=\"https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/immagine-1024x746.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-989\" srcset=\"https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/immagine-1024x746.png 1024w, https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/immagine-300x219.png 300w, https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/immagine-768x560.png 768w, https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/immagine.png 1072w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><br>In questa zona, ben difendibile da assalti perch\u00e9 isolata dallo strapiombo che da tutti i lati la circonda, con ottima visibilit\u00e0 sulla vallata sottostante e ricca di sorgenti nell\u2019immediato sottobosco, rinvenni occasionalmente nella primavera del 1971, tracce di un abitato preistorico. La poca terra tra gli anfratti delle rocce ha conservato i resti di quello che doveva essere un villaggio preromano la cui vita \u00e8 iniziata fin dal periodo di transizione dal Bronzo al Ferro ed ha proseguito fin in et\u00e0 romana, prosperando quindi per un lungo arco di tempo testimoniato numerosi frammenti di ceramica d\u2019impasto sparsi su questo pendio e concentrati specialmente nei punti dove si pu\u00f2 presupporre si ergessero le capanne.<br>Non \u00e8 apparsa nessuna traccia di fortificazioni, ma la stessa posizione quasi inaccessibile e ben munita dalla natura, ci richiama i coevi castellieri della vicina Liguria. Una grande quantit\u00e0 di materiale indica la tipologia della suppellettile domestica preromana, ma pur numerosi laterizi interi o in frammenti e ceramica tipicamente romana testimoniano la lunga durata dell\u2019abitato.<br>Vi si accedeva da due parti: da est attraverso uno stretto passaggio scavato nella roccia, e da ovest attraverso una salita pi\u00f9 ampia e resa pi\u00f9 agevole da rudimentali gradini ricavati nella pietra.<br>Il materiale rinvenuto, attualmente depositato nel Museo Nazionale di Parma in attesa di una definitiva sistemazione, comprende frammenti di ceramica, fusaiole fittili, selci lavorate ed altri elementi chiaramente preistorici, mescolati con tegoloni romani, grossi chiodi di ferri, piccoli pezzi di ceramica sigillata e perfino un lungo coltello di ferro che testimoniano una chiara appartenenza ad un\u2019epoca posteriore.<br>Data la dispersione del materiale prodotto dalla dipendenza della roccia e dal basso strato di <em>humus <\/em>che la ricopre, non \u00e8 stato possibile ricomporre alcun vaso e tanto meno determinare una regolare successione stratigrafica.<br><br><em>Ceramiche<br><\/em>L\u2019interesse maggiore del recuperato \u00e8 dato dalla ceramica abbondantissima. L\u2019impasto nella maggior parte dei casi granuloso, pi\u00f9 o meno compatto, talvolta ricco di degrassante formato da granelli di quarzo o di altra pietra, particelle micacee, d\u2019aspetto per lo pi\u00f9 brunastro con tonalit\u00e0 tra il rosso cupo, il grigio e il nero; talvolta invece appare leggerissimo e poroso di colore grigio chiaro.<br>Si distinguono prodotti a superfice grezza e ruvida e prodotti a superficie levigata e lucente ottenuta al brunitoio o col semplice uso della spatolo e rivestiti talvolta da una fine ingubbiata, quasi una vera vernice. <sup>(1)<br><\/sup>Accanto a questi frammenti in genere piuttosto rozzi di vasi d\u2019uso comune in terracotta grossolana plasmata a mano ed attribuibili a industrie locali di tradizione preromana, trovai anche, come ho gi\u00e0 detto, prodotti tipicamente romani in cui \u00e8 evidente l\u2019uso del tornio e il suo impasto, se si esclude la ceramica sigillata tradizionalmente grigia, tende sempre piuttosto al rossiccio.<br>Per i motivi sopra citati non ho trovato nessun vaso intero, ma spesso anche dai frammenti si pu\u00f2 individuare approssimativamente la forma dei recipienti: prevale quella delle olle ovoidali e biconiche con la maggior espansione del corpo a met\u00e0 della loro altezza, ma non mancano neanche quelle sferoidali, come numerose dovevano pure essere le ciotole di forma conica e a scodella con gola sotto l\u2019orlo e i vasetti di piccola dimensione.<br>Le olle, come del resto anche tutti gli altri recipienti, hanno misure diversissime e presentano una sagomatura molto varia soprattutto nella parte superiore presso l\u2019orlo. Esso appare infatti ora diritto, ora leggermente rientrante, ora sagomato e rovesciato in fuori in modo da formare una gola pi\u00f9 o meno larga e profonda (tav. I, 1-5). Il carattere della varia suppellettile trovata \u00e8 comunque sempre di uso tipicamente domestico.<br>Il fondo dei vasi \u00e8 per lo pi\u00f9 piatto e apodo, ma non mancano esempi a basso piede ad anello sagomato. Degno di rilievo \u00e8 a questo proposito, l\u2019esemplare numero 6 della tav. I, che, oltre ad avere nel fondo un forellino centrale, presenta la parte d\u2019appoggio del piede impressa a tacche equidistanti.<br>Non meno frequenti sono le anse, che tuttavia non mancano e che, per le loro fogge, ricordano le industrie dell\u2019et\u00e0 del Bronzo.<br>Accanto ai frammenti a \u00abnastro\u00bb e a \u00abcordone\u00bb, appaino infatti esemplari di presine a \u00ablinguetta\u00bb (tav. I, 7), ad \u00abascia\u00bb, canaliculate (tav. I, 8) e di tipo molto simile alle anse terramaricole (tav. I, 9).<br>Secondo la teoria del Castelfranco <sup>(2)<\/sup> che interpreta la presenza o l\u2019assenza dell\u2019ansa, nelle pignatte e soprattutto nei vasi cinerari, come un carattere etnografico che differenzia il gruppo orientale da quello occidentale, la presenza dei manici al Groppo prova, a mio avviso, l\u2019appartenenza del nostro abitato al \u00abgruppo orientale\u00bb che comprende all\u2019incirca l\u2019odierna Emilia-Romagna.<br>La presenza invece delle varie tipologie di anse pu\u00f2 testimoniare il confluire di differenti tradizioni vascolari, provenienti da zone anche lontane, al Groppo, che, trovandosi nell\u2019Appennino Emiliano-Ligure, poteva rappresentare un comodo punto di convergenza delle correnti occidentali, orientali e liguri <sup>(3)<\/sup>.<br>La sintassi decorativa dei vasi comprende un repertorio ornamentale molto ricco e vario che si avvicina per molti aspetti ai ritrovamenti analoghi della regione ligure piemontese quali Guardamonte, Bec Berciassa e Rossiglione, e per altri, ai centri protovillanoviani della vicina provincia pavese, quali Bissone e Badia Pavese, o del pi\u00f9 lontano Reggiano, quali Bismantova.<br>Oltre infatti agli elementi comuni a tutti gli abitanti del Bronzo-inizioFerro dell\u2019Italia nord-occidentale quali la decorazione a cordoni, ad impressione, a \u00abcordicella\u00bb, ad incisione o a solcature, appaiono, anche se non molto frequenti le coppelle, le bugne (semplici o circondate da una linea di coppelle), che costituiscono un altro elemento valido a fare ascrivere il Groppo al sopracitato \u00abgruppo orientale\u00bb, accanto ai famosi \u00abdenti di lupo\u00bb di derivazione terramaricola e a dei cocci che, per quanto piccoli, indicano chiaramente la forma biconica preludente a quella tipica villanoviana, con il cono superiore dal diametro pi\u00f9 piccolo di quello inferiore e quindi in esso contenuto.<br>L\u2019elemento decorativo pi\u00f9 rappresentato \u00e8 il motivo dei cordoni applicati o ricavati plasticamente con le dita \u00abpizzicando\u00bb l\u2019argilla ancora cruda dei vasi.<br>Questi cordoni che dovevano presumibilmente correre orizzontali lungo la linea del maggiore diametro delle olle, o sull\u2019orlo oppure immediatamente sotto, appaiono intaccati a tratti regolari dai polpastrelli o da qualche arnese che poteva presumibilmente essere una stecca (tav. II, 10-11). Varianti di questo motivo decorativo sono offerte da due frammenti ornati da una serie di tubercoli o sporgenza mammelliformi (tav. II, 12) allineati e da altri decorati a cordoni lineari, detti anche a \u00ablistello\u00bb (tav. II, 13). Questi ultimi assai comuni a Golasecca nella ceramica funeraria d\u2019influenza atestina <sup>(4)<\/sup> sono impiegati nella ceramica domestica nell\u2019et\u00e0 del Ferro. Qualche esemplare \u00e8 stato infatti rinvenuto solo a Guardamonte <sup>(5)<\/sup>, nello strato 2 delle Arene Candide <sup>(6) <\/sup>e sul monte Masma <sup>(7).<\/sup><br>Oltre al motivo a \u00abcordoni\u00bb un altro elemento decorativo molto diffuso al Groppo \u00e8 dato dalla tecnica ad \u00abimpressione\u00bb rappresentata nella citata ceramica decorata a \u00abcordoni\u00bb, dalle intaccature ottenute sull\u2019impasto ancora crudo col solo impiego delle dita e talvolta con le unghie o con l\u2019uso di qualche modesto oggetto quale una stecca; si trova per\u00f2 frequentemente anche sotto forma di file di tacche verticali o oblique che corrono parallele su quella che doveva essere la linea di maggiore espansione delle olle (tav. II, 14),oppure appaiono sull\u2019orlo dei vasi o talvolta anche al di sotto dei loro piedi (tav. I, 6) <sup>(8)<\/sup>.<br>Simili intaccature, per la forte pressione praticata coi le dita, conferiscono talvolta all\u2019orlo un profilo ondulato. Altra variante \u00e8 data dai filari orizzontali resi a pizzicato (tav. II, 10) e dal motivo delle unghiate o ditate allineate in senso orizzontale (tav. I, 5) o composte nei due sensi, orizzontali e verticale (tav. II, 15).<br>Un\u2019altra tecnica ornamentale comunissima al Groppo, come nei prodotti vascolari in genere dell\u2019et\u00e0 del Ferro, \u00e8 quella delle incisioni rettilinee o oblique praticate, mediante uno strumento affilato, sull\u2019impasto ancora fresco, in genere nella parte della maggiore espansine delle olle ma presenti anche nella zona immediatamente sotto l\u2019orlo.<br>I motivi pi\u00f9 frequenti sono costituiti da brevi incisioni disposte a spina di pesce (tav, II, 16), da una, o due o pi\u00f9 linee parallele (tav. II, 17), da una linea spezzata corrente a zig-zag e costituita da segmenti uniti o disuniti (tav. II, 18), da fasci di linee parallele con lo stesso andamento e sovente compresi tra una o due strisce orizzonta motivo a lkli di linee rette pure parallele (tav. II, 19-20), dal motivo dei \u00abdenti di lupo\u00bb, da profonde e sottili taglietti equidistanti sullo spigolo esterno dell\u2019orlo (tav. I, 2) e sulla linea del maggior diametro (tav. II, 21; tav. III, 22) e dal singolarissimo motivo a linee parallele continue intramezzate da linee di punti regolarmente distanziati tra loro (tav. III, 23). Quest\u2019ultimo \u00e8 un elemento decorativo caratteristico dell\u2019ambiente appenninico e quindi molto importante per i rapporti stilistici intercorrenti tra il Groppo e le vicine civilt\u00e0.<br>Un\u2019altra tecnica decorativa \u00e8 quella chiamata a \u00abcordicella\u00bb o a \u00abrotella\u00bb ce veniva praticata sull\u2019impasto crudo mediante l\u2019impiego di un rullino ricavato probabilmente da materia corruttibile come legno duro o osso e lavorata a dentelli regolari e paralleli pi\u00f9 o meno inclinati in modo da dare l\u2019illusione di un\u2019impressione a cordicella (tav. III, 24-25). Con questa tecnica \u00e8 reso il motivo di una fascia orizzontale di lineette parallele verticali o oblique e quello dei \u00abdenti a lupo\u00bb semplici o riempiti di trattini paralleli tav. III, 25).<br>Questo tipo di decorazione \u00e8 assai frequente nella ceramica funeraria della tarda del Bronzo e prima dell\u2019et\u00e0 del Ferro. Si ha infatti notizia soltanto di qualche sporadico esempio rinvenuto nell\u2019industria vascolare di uso domestico a Guardamonte <sup>(9)<\/sup> , sul monte Mesma<sup>(10) <\/sup>presso Ameno nel Novarese repubblicana a Rossiglione, ai confini delle province di Genova e di Alessandria <sup>(11)<\/sup> .<br>Altra tecnica appare nella ceramica decorata a \u00abpettine\u00bb, che si trova eccezionalmente anche nelle ceramiche d\u2019uso domestico della prima et\u00e0 del Ferro a Guardamenten<sup>(12) <\/sup>, ma frequente soprattutto nelle necropoli di et\u00e0 repubblicana delle regioni subalpine <sup>(13)<\/sup> e negli strati del I sec. a.C. ad <em>Albintimilium<\/em> \u00abdove la sua presenza pu\u00f2 essere indice di persistenza di un motivo ornamentale di tradizione preromana, come appare in prodotti analoghi della Provenza\u00bb<sup>(14) (15)<\/sup> .<br>Tale tecnica nota in Italia occidentale e, come ha gi\u00e0 detto nella Provenza negli strati d\u2019et\u00e0 repubblicana, appare, al Groppo, applicata a pochi frammenti di vasi a forma tondeggiante con pareti spesse, impasto granuloso a tinta rossiccia. Questa decorazione che rivestiva forse l\u2019intera superfice esterna dei vasi, forma fasce di linee superficiali che si intersecano in direzione diverse con andamento rettilineo o curveggiante.<br>Alla tarda et\u00e0 del Bronzo si ricollega con un gruppo di ceramiche dalle forme non ben identificabili, decorate a larghe solcature parallele ad andamento rettilineo o curvilineo (tav. I, 3; tav. III, 26). Tale decorazione appare o sotto l\u2019orlo, come in alcuni vasi della necropoli golasecchiane o sulla pancia delle olle . Un parallelo si pu\u00f2 fare, a proposito delle solcature multiple, con alcuni frammenti di urne del Museo di Torino (inv. n. 234-236) provenienti dalla necropoli di Bissone Pavese, risalente ad una fase arcaica della prima et\u00e0 del Ferro <sup>(16)<\/sup> e con un urna situliforme da Castelletto Ticino di una fase pi\u00f9 avanzata del Ferro <sup>(17) <\/sup>.<br>Sempre alla tarda et\u00e0 del Bronzo risalgono pure le gi\u00e0 menzionate coppelle che (tav. III, 27) con la forma regolarmente tonda, ritroviamo sia a Badia Pavese sia a Bismantova, necropoli definite entrambe protovillanoviane.<br>Non mancano poi frammenti do rozzo impasto bruno-nerastro, assai vicini essi pure ai prodotti del tardo Bronzo, accanto ad altri decorati sulla superfice esterna con una fine ingub biatura nera, resa assai brillante dall\u2019impiego della stecca e del brunitoio secondo la tecnica dello \u00abstralucido\u00bb applicata principalmente nei prodotti fittili d\u2019uso funerario, attribuiti dal Castelfranco <sup>(18) <\/sup>ad una fase recente della cultura di Golasecca, e che conferisce ai vasi la caratteristica decorazione geometrica che pare sostituisca quella incisa ed impressa.<br>Tale tecnica non \u00e8 per\u00f2 evidentemente riservata alla ceramica funeraria in quanto sia al Groppo su un coccio in cui con lo stralucido \u00e8 ottenuta una decorazione geometrica a reticolato, sia al Guardamonte dove \u00e8 applicata su cocci ingubbiati non solo di nero, ma anche ed anzi molto pi\u00f9 spesso, di giallo-rossastro <sup>(19) <\/sup>. Considerando quindi che il Groppo quanto il Guardamonte erano due abitati, si pu\u00f2 dedurre che la tecnica a stralucido veniva promiscuamente impiegata sia nella ceramica funeraria, sia nei prodotti vascolari casalinghi.<br>All\u2019inizio ho accennato alla lunga persistenza del nostro abitato: l\u2019epoca romana vi \u00e8 di infatti testimonianza non solo da un gran numero di mattoni e tegoloni ad incastro tipici di un\u2019 epoca, ma anche da cocci di ceramica dipinta.<br>B) <em>Altri fittili<\/em><br>Tra gli altri prodotti di terracotta rinvenuti al Groppo son da menzionare i pesi da telaio e fusarole, testimonianti entrambi chiaramente l\u2019economia del luogo.<br>I pesi da telaio sono rappresentati da due elementi moto significativi in quanto, anche se incompleti, provano essi pure la co 2,6ntinuit\u00e0 dell\u2019abitato in due epoche successive.<br>Il primo (tav. III, 28) spesso cm. 3,5 alto cm. 6,5 e lungo presumibilmente 10 cm., di impasto brunastro molto grezzo, richiama, nella forma, un parallelepipedo, con due fori di sospensione ai due capi, con le due estremit\u00e0 pi\u00f9 ristrette e impresse, nei due lati minori, da una grossa tacca rotonda di 2 cm. di diametro.<br>Tale peso, di cui abbiamo soltanto una met\u00e0 e per di pi\u00f9 frammentaria, potrebbe appartenere al tardo Bronzo o alla primissima et\u00e0 del Ferro ed \u00e8 palesemente pi\u00f9 rozzo e antico del secondo esemplare che, per le sue caratteristiche, \u00e8 senz\u2019altro posteriore. Esso infatti (tav. III, 29) \u00e8 di un impasto rossiccio molto pi\u00f9 fine e la sua forma tronco-piramidale a sezione quadrata (misurante cm. 4 di altezza e cm. 3,7 e cm. 2,6. rispettivamente<sup> <\/sup>ai lati delle basi) e presumibilmente con foro in alto nella parte ora mancante, prova un maggior sviluppo di una tecnica pi\u00f9 geometrica e funzionale.<br>Molto pi\u00f9 numerose sono le fusarole trovate in abbondanza sia intere che frammentarie. La loro forma \u00e8 molto varia: ce ne sono delle tonde (tav. III, 30), delle appiattite, alcune formate da due specie di tronchi di cono di diversa altezza uniti per la base maggiore (tav. III, 31), alcune allungate a tronco di cono altre composte da due tronchi di cono uguali ed altre ancora molto schiacciate, incavate da un lato e concave dall\u2019altro.<br>Simili fusarole sono comunissime nelle necropoli dell\u2019et\u00e0 del Farro, dove figurano come eredit\u00e0 da industrie terramaricole, e non sono rare nemmeno nelle necropoli di et\u00e0 repubblicana <sup>(20) <\/sup>. Nelle stazioni dell\u2019et\u00e0 del Ferro sono documentate dai ritrovamenti sul monte Mesma<sup> (21)<\/sup>, Rossiglione <sup>(22)<\/sup>, nel Castelliere di monte Pignone <sup>(23)<\/sup> e al Guardamonte<sup> (24)<\/sup>.<br><br><br><em>Manufatti litici<br><\/em>La maggior parte di essi \u00e8 rappresentata dalla selce che, grezza o lavorata, \u00e8 piuttosto abbondante sul Groppo, bench\u00e9 non provenga da una cava del luogo; ma sassi di selce non mancano nei greti dei vicini torrenti quali Trebbia e Tidone.<br>Un po\u2019 dappertutto, ma specialmente concentrata verso nord-est, in un raggio di qualche metro. Abbiamo trovato, mescolata a cocci di svariato tipo, la selce in forma di blocchetto ben squadrato, di nucleo, di frammenti sfogliettati, di cultri (tav. III, 32), di punte di freccia (tav. III, 33-34-35) e di raschiatoi (tav. III, 36).<br>Tre le punte di freccia ne appaiono di monofacciali, bifacciali, foggiate a foglia di lauro, munite o no di peduncolo e alette, di vario colore quali bianco, grigio, giallino, rosa o rossastro, ma comunque sempre di proporzioni aggirantisi sui 3 o 4 cm. di lungezza.<br>Tra gli altri manufatti litici appaiono numerosi frammenti di talcoscisto grezzi, che potevano venir impiegati come lisciatoi, oppure lavatoi. Abbiamo trovato un curioso, quanto accuratamente levigato, dischetto rotondo, alcuni elementi di collana a forma cilindrica (tav. III, 37) o ad anello schiacciato (tav. III, 38) tutti forati per essere infilati e un piccolo parallelepipedo ben squadrato e levigato con due fori che potrebbe essere stato usato come bottone tav. III, 39).<br>Tutto ci\u00f2 \u00e8 la testimonianza di un povero abitato che viveva presumibilmente di pastorizia ( ne sono la prova le numerose fusarole) e di caccia (vedi le punte di freccia) e in cui le donne si adornavano con poveri ninnoli di pietra, resi preziosi soltanto dal lungo lavoro di pazienza che costava il dar loro una forma.<br>Quanto alla persistenza dell\u2019impiego della selce per le punte di freccia, \u00e8 difficile dire se ad un certo punto il loro uso sia cessato o meno. La mancanza assoluta di stratigrafia e la pi\u00f9 completa mescolanza del materiale impediscono infatti una qualsiasi ipotesi in proposito. Penso comunque che dal momento che le punte di freccia furono gli ultimi utensili litici a scomparire ed ancora in tutta l\u2019et\u00e0 del Bronzo si presentano bellissime, con una tecnica di taglio perfetta, ammirevoli nell\u2019armonia della forma e delle proporzioni e continuarono ad essere utilizzate anche in piena et\u00e0 dei metalli, la loro presenza al Groppo testimonia una volta di pi\u00f9 il tradizionalismo e la povert\u00e0 di una popolazione che, lontana dalle principali via di traffici, ha conservato per molti anni l\u2019arte della loro fabbricazione ed ha continuato lungamente ad usarle.<br><br><em>Oggetti metallici<br><\/em>Oltre a numerosi grossi chiodi di ferro a sezione quadrata, tutti pi\u00f9 o meno lunghi 8 cm. e di epoca piuttosto tarda, trovammo altri pi\u00f9 interessanti reperti quali: due spilloni incompleti di bronzo con estremit\u00e0 a ricciolo (tav. III, 40), comuni anche a molte stazioni terramaricole, una punta spezzata di bronzo lunga cm. 3,4 e larga nel punto massimo cm. o,5 con sezione romboidale schiacciata, un frammento incurvato di ferro lungo cm. 5,2 con sezione circolare di o,5 cm. di diametro, costituente forse l\u2019arco di una rozza fibula romana, una fibbia sempre di ferro dalla forma vagamente ovale e legata per un lato ad una fascetta rettangolare dello stesso metallo, ripiegata alla met\u00e0 con due estremit\u00e0 unite da due chiodini.<br>Quest\u2019ultima appare nell\u2019insieme piuttosto tarda; soltanto la decorazione presente su di una sola faccia e costituita da trattini incisi a due a due paralleli, potrebbe rialzarne la datazione per la sua elementare semplicit\u00e0.<br>Devi infine ricordare il ritrovamento, a 20 cm. circa di profondit\u00e0, di un coltello in ferro di cm. 31,5 di lunghezza e 3,3 cm. di larghezza massima, con lama vagamente triangolare, ad un solo taglio, restringentesi leggermente all\u2019estremit\u00e0 per l\u2019immanicatura, testimoniata ancora da due chiodini che la dovevano tenere ben salda (fig. 2) La forma di questo coltello ci richiama alla tradizione<br><br><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"258\" src=\"https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/immagine-1-1024x258.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-990\" srcset=\"https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/immagine-1-1024x258.png 1024w, https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/immagine-1-300x75.png 300w, https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/immagine-1-768x193.png 768w, https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/immagine-1-1536x386.png 1536w, https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/immagine-1.png 1654w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><br><br>d\u2019Oltralpe di La Th\u00e8ne e potrebbe quindi testimoniare nel luogo, se non proprio la presenza reale di Celti, almeno la diffusione delle loro tecniche lavorative e della tipologia dei loro vari manufatti. Simili coltelli non sono infatti rari nemmeno tra i corredi delle tombe golasecchiane <sup>(25)<\/sup> e galliche <sup>(26) <\/sup>probabilmente arrivati in Italia, con altri elementi celtici transalpini, dalla Valle del Rodano.<br><br><em>Elementi vari<br><br><\/em>Si raccolsero ciottoli di fiume di cui alcuni lisciati ed altri con una faccia completamente spianata e quindi evidentemente usati come macina, parecchi denti molari di equidi, una grande quantit\u00e0 di semi carbonizzati di frumento concentrati tutti in un sol punto, a 40 cm. circa di profondit\u00e0, sotto uno strato di pietre scistose bianche, appartenenti forse ad una costruzione d\u2019epoca romana, carboni frammisti a \u00abconcotto\u00bb e pezzettini di ossa combuste provenienti da focolari sconvolti, piccolissimi frammenti di vetro leggermente azzurrognolo ed un frammento di 2,2 cm. di lunghezza e 1,8 cm. di larghezza di un braccialetto di pasta vitrea blu (tav. III, 41). Si tratta di una parte di armilla, probabilmente gallica, la cui superfice esterna \u00e8 ornata da una fascia a sbalzo di baccellature oblique, limitata da due cordoncini paralleli rilevati.<br>Un confronto calzante si ha con un\u2019armilla di et\u00e0 gallica della Valle d\u2019Aosta <sup>(37)<\/sup> e con un\u2019altra identica alla nostra, conservata nel Museo Archeologico di Modena e facente parte del corredo di una tomba inumato, sempre della stessa epoca, proveniente dagli scavi del 1876 alle fornaci Benassati di Saliceto San Giuliano (provincia di Modena)<sup>(28)<\/sup><br>Questa armilla vitrea in cui vivo \u00e8 il gusto per il colore, costituisce un\u2019altra prova sicura della presenza al Groppo della tradizione celtica e dell\u2019arrivo con essa forse di un <em>etbnos <\/em>o forse pi\u00f9 semplicemente della loro arte e del loro gusto.<br><br><em>Conclusione<br><\/em>La scoperta del tutto casuale della stazione del Groppo non resta isolata nel territorio bobbiese in quanto, qua e l\u00e0 nei dintorni, si hanno tracce della presenza dell\u2019uomo. L\u2019epoca neo-eneolitica \u00e8 testimoniata da armo litiche oggi conservate al Museo Archeologico do Genova-Pegli; il tardo Bronzo dal ritrovamento sporadico di una punta di lancia di Bronzo; la prima et\u00e0 del Ferro dall\u2019ascia di Piancasale, da quella della Diga Renati a San Salvatore, da un\u2019altra \u00abPellegrini\u00bb conservata presso l\u2019Istituto di Geologia dell\u2019Universit\u00e0 di Genova, dalla varia suppellettile enea proveniente da una non bene definita tomba e dalle tracce d\u2019insediamento e di piccolo ripostiglio di Zerba con le famose otto armille bronzee di cui sei conservate nel Museo Civico di Milano, una nel Museo di Como e un\u2019altra nel Museo Pigorini di Roma. Inoltre nella vicina Pianelli fu rivenuto parecchio materiale sporadico che, dalla seconda et\u00e0 del Ferro, giunge fino all\u2019epoca romana.<br>Indubbiamente quindi tutta la zona vicina al Groppo e soprattutto la sottostante Val Trebbia, \u00e8 stata fin da epoche remote, abitata dall\u2019uomo e scelta, per la sua ampiezza, quale via di traffici e scambi tra la Liguria e la Valle Padana. La scoperta del Groppo assume non di meno una importanza notevole nel campo dell\u2019archeologia preromana subalpina per l\u2019aspetto tipicamente protovillanoviano di parte del materiale rinvenuto che collega agli altri analoghi centri culturali dell\u2019Emilia e del vicino Pavese.<br>La ceramica decorata a \u00absolcature\u00bb, a \u00abfinta cordicella\u00bb o a coppelle appare qui al Groppo come a Bissone, a Badia Pavese o a Bismantova e Motta Balestri<sup>(29) <\/sup>nel Reggiano. La stessa forma dei vasi ricollega il ns. abitato alle tecniche presenti nella ceramica dei gi\u00e0 menzionati centri protovillanoviani.<br>Si viene cos\u00ec a spezzare quella tradizione del vuoto demografico e culturale attribuito all\u2019Emilia occidentale tra la fine dell\u2019et\u00e0 del Bronzo e l\u2019inizio di quella del Ferro e si arricchisce di un\u2019unit\u00e0 la rete dei centri protovillanoviani padani che tra il Reggiano e il Pavese, con le localit\u00e0 gi\u00e0 ricordate, presentava un \u00abvuoto\u00bb enigmatico. Se infatti la zona dell\u2019Emilia considerata era, nella tarda et\u00e0 del Bronzo, interessata dal fenomeno delle Terramare, non aveva fino ad ora dato trovamenti di tipologia chiaramente protovillanoviana, all\u2019infuori di quelli gi\u00e0 citati del Pavese e del Reggiano.<br>La cosa \u00e8 inoltre ancora pi\u00f9 strana trovandosi la nostra regione tra Veneto, Transpadana e l\u2019Italia centrale, dove tale fase ha invece lasciato resti numerosissimi, vari e scaglionati cronologicamente in un periodo di alcuni secoli almeno.<br>Tenendo conto di questo, il ritrovamento del Groppo contribuisce dunque a rendere ancora pi\u00f9 chiara, per il periodo tra l\u2019et\u00e0 del Bronzo e quella del Ferro, la visione di una forma culturale unica (unicit\u00e0 basata specialmente su forme e decorazioni delle ceramiche) che, come conferma il prof. Ferrante Rittatoire Vonwiller, ha interessato tutta la penisola dalle Alpi fino a Milazzo unificandola, possiamo cos\u00ec dire, culturalmente, pur con alcune differenze locali.<br>Con la scoperta del Groppo, non solo non si pu\u00f2, quindi pi\u00f9 ritenere deserto, nell\u2019epoca suddetta, l\u2019estremo lembo occidentale dell\u2019Emilia, ma bisogna anche prendere atto della presenza di un abitato protostorico collegato, attraverso il Trebbia ed il Po, con gli altriu centri della stessa cultura, ed aperto, soprattutto nell\u2019et\u00e0 del Ferro, alle varie influenze delle civilt\u00e0 vicine quali la golasecchiana, attraverso la Val Staffora, e quelle meridionali, attraverso la vicina Liguria.<br>La stessa posizione geografica del Groppo, arroccato su un picco alto e roccioso ma anche collegato, attraverso la sottostante Val Trebbi, con la Valle Padana, aperta fin dai tempi pi\u00f9 antichi agli influssi culturali che per vie diverse s\u2019irraggiavano in essa, ben si prestava al sorgere di un abitato ligure non dissimile, per caratteri peculiari di civilt\u00e0 e manifestazione artistica, dalle coeve stazioni pi\u00f9 volte ricordate, quali Guardamonte, Bec Berciassa, Rossiglione ed altri.<br>Nella tarda et\u00e0 del Ferro l\u2019apporto culturale gallico pare ski riduca ad una infiltrazione sporadica di prodotti tipici transalpini, mentre negli ultimi tre secoli anteriori a Cristo la nostra stazione non dovette rimanere estranea alle vicende storiche che culminano con la romanizzazione e la conquista della Valle Padana superiore e della Liguria. Il ritrovamento dei frammenti romani d\u2019et\u00e0 imperiale documentano una continuit\u00e0 di vita nel nostro abitato che nono dovette per\u00f2 protrarsi , a giudicare dagli avanzi di terra sigillata raccolti, oltre il II sec. d.C. In quell\u2019epoca cade infatti in disuso, nel clima pacifico del dominio romano, l\u2019antica consuetudine ligure degli stanziamenti sulle alture impervie ma sicure.<br>Se comunque ho sottolineato la presenza al Groppo delle testimonianze non solo di varie epoche, ma anche di diversa provenienza culturale, devo ricordare ancora la dominante semplicit\u00e0 del materiale in genere e soprattutto degli elementi decorativi che confermano il gusto provinciale di quelle genti che, abituate a vivere di caccia e pastorizia, tendono a sintetizzare agli apporti culturali provenienti dalle zone vicine ed a concretizzarli in prodotti indigeni d\u2019impronta alquanto elementare <sup>(30)<\/sup> .<br><br>Sandra Pontiggia Biella<br><br><br><br>LA STAZIONE DEL GROPPO IN VAL TREBBIA<br><br>N O T E<br>PORTO<br>P. CASTELFRANCO, <em>Necropoli di Bissone nella provincia di Pavia, <\/em>in \u00abBull. Palen. Ital.\u00bb, 1897, pp. 26-30Anse a linguetta sono state trovate nell\u2019abitato dell\u2019et\u00e0 del Fero di del Ferro Guardamonte (Prov. di Alessandria) (v. G.F. LO PORTO, op. cit., p. 171) nella stazione del Molinaccio (Prov. di Varese) del periodo di transizione dell\u2019et\u00e0 del Bronzo a quella del Ferro (v. P. CASTEFRANCO, in \u00abAtti della Societ\u00e0 Italiana di scienze naturali\u00bb, XVI (1873), p.59; L.BERNAB\u00d2 BREA \u00abRiv. di Scienze Preistoriche\u00bb, II (1947), pp. 68\u201469, fig. 8 E-F) nello strato dell\u2019et\u00e0 del Ferro della Caverna delle Arene Candide (Prov. Di Savona) (L. BERNAB\u00d2 BREA, <em>Gli scavi nella Caverna delle Arene Candide,<\/em> I. p. 36, tav. VIII,1) in alcuni vasetti a \u00abpisside\u00bb del sepolcreto di Ameno (Priv. di Novara) (v. P. BARONCELLI, in \u00abAtti della Soc. Piem.Arch. e B.A.\u00bb, XI (1929), tav. III, 24 e nel Castelliere ligure presso Pignone (Prov. di La Spezia) (L. BERNAB\u00d2 BREA, \u00abRiv. Ing. E Int.\u00bb, VII (1941), p.36, fig. 3 e 2). Una grossa presa a \u00ablinguetta\u00bb, (inv. n. 8857) ed un\u2019ansa a \u00ab F.\u00bb (inv. n, 8923) entrambe appartenenti a grandi olle di uso domestico, furono rinvenute tra il terriccio dei tumuli XII e XVI nella necropoli dell\u2019et\u00e0 del Ferro di S. Bernardino di Briona (Prov. di Novcara) (P. BARONCELLI, in \u00abBoll. Stor.per la Provincia di Novara\u00bb, XXI, p. 39 ss.). Anse verticali a cordone furono invece rinvenute nella stazione dell\u2019et\u00e0 del Ferro di Rossiglione (Prov. di Genova) (L. BERNAB\u00d2 BREA, in \u00abRiv. Si. Lig.\u00bb, VIII (1942), p. 39). v. LAVIOSA ZAMBOTTI, \u00abStudi Etruschi\u00bb, XI (1935), p. 381 ss. v. G. F.LOPORTO, op. cit., p. 178.v. L. BERNAB\u00d2 BREA, \u00abRiv. St. Lig.\u00bb, tav. VII, 1. Si tratta di un frammento appartenente ad un gruppo di ceramiche raccolte dall\u2019Ing. Decio sul monte Mesma ed ora consevate nel Museo di Torino (inv. n.9538). Cfr. L, BERNAB\u00d2 BREA, \u00abRiv. Sc. Preist.\u00bb, III, p. 58 ss. Decorazioni analoghe si riscontrano anche nella ceramica di Guardamonte (v. G. F. PORTO, op. cit., p.179, fig. 11 &#8211; !\/5\/15\/16) al Becciassa (v. F. RITTATORE , <em>Ricerche sull\u2019et\u00e0 del Ferro nel Cuneense, <\/em>In \u00abRiv. S <em>scavi nella caverna delle Arene Candide,<\/em> tav. LV 2, \u00abRiv. Sc. Pr.\u00bb, II, p.6, fig. 7 C; p.68, fig. 8 A-B; \u00abRiv. St. Lig.\u00bb, VIII, p.141v.G.F. LO PORTO, op. cit., p. 181.v. L. BERRNAB\u00d2 BREA, \u00ab Riv. Sc. Pr.-\u00bb, II, p. 61, fig. 2v. L. BERNAB\u00d2 BREA, \u00abRiv. St. Lig.\u00bb, VII, p. 140v. G.F. LO PORTO, op. cit., p. 182v. BIANCHETTI, <em>I sepolcreti di Ornavasso<\/em>, tav. XX, 7; M. BERTOLON \u00abrRass St. del Seprio\u00bb, IX. X, p. 69, fig. 2, 10-11 Teoria ripresa da G.F. LO PORTO, op. cit,, pp. 182-183ROLLAN, <em>Observasions<\/em> <em>sur la c\u00e9ramique indig\u00e9ne, <\/em>in \u00abAtti del I Congresso di Studi Liguri\u00bb, p. 69 ss.v. P. CASTELFRANCO, \u00abBull. Paletn.Ital.\u00bb, XXIII (1897). P. 19 ss.v. P. BARONCELLI, \u00abBull. Paletn. Ital.\u00bb, XLVII, tav. V, 9.v. P. CASTELFRANCO, \u00abBull. Paletn. Ital.\u00bb, II,p. 96 ss. P. BARONCELLI <em>ibid<\/em>.,XLVII, p. 69 ss.v. G.,F. LO PORTO, op. cit, p. 187.BIANBCHETTI, <em>I sepolcreti di Ornavasso, <\/em>p. 44, tav. XXIII, 12-15L. BARNAB\u00d2 BREA, \u00abRiv. Sc. Preist.\u00bb, II, p. 63, fig. 4.L. BARNAB\u00d2 BREA, \u00abRiv.St. Lig.\u00bb, VIII, p. 144.L. BARNAB\u00d2 BREA, \u00abRiv. Ing. E Int.\u00bb, VII. P. 36.G,F. LO PORTO, op. citr., p. 195, fig. 20.P. BARONCELLI, \u00abBuu. Paletn. Ital.\u00bb, XLKVII, p. 85.BIANCHETTI, <em>I Sepolcreti di Ornavasso, <\/em>tav. XX, 7.() MONTELIUS, <em>La civilisation primitiv en Italie depuis l\u2019intruducti dex m\u00e8taux, <\/em>Stockolm 1895, Vol. 1\u00b0, P. I, 65 n.1-B. BENEDETTI, <em>Civilt\u00e0 preistoriche e protostoriche del Modenese, <\/em>pp. 100, A. CRESPELLANI,<em> Oggetti gallo-celtici del Modenese, <\/em>Modena 1887, tav, n.6; O. MONTELIUS, op. cit., vol, 1*, p. 113, fig. 2; P. DUCATI, <em>Storia di Bologna, <\/em>I, p. 330M. DEGANI, <em>Scavi preistorici alla Motta Balestri di Brescello, <\/em>in <em>Studi in onore di P. Laviosa Zambotti, <\/em>estratto dai \u00abRendiconti dell\u2019Istituto Lombardo\u00bb, vol. 101, fasc. II (1968), pp. 128-153. M. DEGANI, <em>Scavi preistorici alla Motta Balestri di Brescello, <\/em>in \u00abAtti della riunione scientifica . Ist. It. di preistoria e Protost. In memora di Francesco Zorzi\u00bb Verona 1965, pp. 211-216.Desidero ricordare il prof. Gentili, Soprintendente alla Antichit\u00e0 dell\u2019Emilia Romagna per le agevolazioni concessemi e vorrei ringraziare vivamente il dr. Sergio Pontiggia, mio fratello Giulio e tutti gli amici per il valido aiuto offertomi nella raccolta del materiale e il sig. Franco Cantaluppi del Museo di Como per gli accurati disegni. Un pensiero particolarmente riconoscente va al compianto prof. F. Rittatore Vonwilkler per l\u2019incoraggiamento e aiuto dato a questo lavoro.<br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"707\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/immagine-2-707x1024.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-991\" srcset=\"https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/immagine-2-707x1024.png 707w, https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/immagine-2-207x300.png 207w, https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/immagine-2-768x1112.png 768w, https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/immagine-2-1060x1536.png 1060w, https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/immagine-2.png 1144w\" sizes=\"auto, (max-width: 707px) 100vw, 707px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><br><br><br><br><br><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"782\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/immagine-3-782x1024.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-992\" srcset=\"https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/immagine-3-782x1024.png 782w, https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/immagine-3-229x300.png 229w, https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/immagine-3-768x1006.png 768w, https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/immagine-3-1172x1536.png 1172w, https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/immagine-3.png 1257w\" sizes=\"auto, (max-width: 782px) 100vw, 782px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><br><br><br><br><br><br><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"763\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/immagine-4-763x1024.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-993\" srcset=\"https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/immagine-4-763x1024.png 763w, https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/immagine-4-223x300.png 223w, https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/immagine-4-768x1031.png 768w, https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/immagine-4-1144x1536.png 1144w, https:\/\/ilnotiziariobobbiese.net\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/immagine-4.png 1244w\" sizes=\"auto, (max-width: 763px) 100vw, 763px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><br><br><br><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Redazione pubblica con piacere questo breve studio della prof. Pontiggia Biella, allieva del prof. 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