Il primo acquedotto bobbiese

RISALE AI FRATI


Da La Trebbia del 3 Aprile 1921
ANTICHITÀ BOBBIESI
Era noto (quantunque la Monografia di Bobbio dei Daniele Bertacchi non ne faccia alcun cenno) che esisteva anticamente in Bobbio una conduttura di terra cotta per acqua potabile collocata e sfruttata dai frati del Cenobio di S. Colombano in un’epoca imprecisata, ma certo non recente.
Tale conduttura (dicevasi) partiva dalla fonte di S. Colombano in quel di santa Maria e scendeva a Bobbio entrando direttamente nel convento.
Or qua or là, qualche tubo era venuto alla luce, durante i lavori agricoli, ma era stato tosto impiegato per scolo lavandino o per conduttura di mosto dal paino terreno alla cantina o per altre consimili o più poetiche funzioni.
Ma finora nulla risultava di concreto che precisasse l’esistenza della conduttura; erano dei “si dice”: prova ne sia il silenzio della sopra citata Monografia che pure, in ogni sua parte, è un bellissimo e completo studio.
E forse anche ora sarebbe passata sotto silenzio la scoperta che sto per manifestare, se personalmente, appena avuto sentore, non mi fossi recato sul posto e non avessi disposto per raccogliere e conservare i pezzi di tubatura venuti alla luce segnalandone quindi la presenza e l’alta importanza, ai miei concittadini con questo misero mio scritto.
In località Ravanara, durante i lavori di sterro per la costruzione della correzione dello stradale provinciale del Penice, furono scoperti due tratti di tubatura composti di tanti tubi di terracotta di forma tronco-conica con una base allargata e con imboccatura ristretta.
L’unione fra tubo e tubo è fatta a calce di ottima qualità e l’interno è rivestito di incrostazioni calcaree il che dinota che la tubatura ha servito per lunghissimo tempo prima di essere abbandonata.
I tubi sono di m. 0,66 di lunghezza di cen. 15 alla base e cen. 8 in punta di diametro esterno.
La terracotta di ottima fattura e cottura, è di cen. 2 di spessore.
Nella località suddetta vennero alla luce due tubature quasi parallele; dal che deduco, da esame fatto sul posto, che l’una fosse una diramazione che doveva portare l’acqua al palazzo del Vescovo.
Successivi scavi, che provocherò, previa accordi col Sovraintendente alle belle arti di pavia, ci diranno se mi sono apposto al vero.
In tal caso sarà interessante vedere come fu fatto l’innesto di una tubatura sull’altra.
In ogni modo la scoperta è, a mio avviso, interessantissima poiché prova che in tempi remoti a Bobbio l’alto ingegno dei frati avea creato un vero impianto di acqua potabile in conduttura forzata il che è assai diverso dagli acquedotti Romani, e che essi furono pertanto i precursori degli attuali impianti.

E. Setti

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