1935/07/30 – San Colombano

Da La Trebbia del 30 Luglio 1935

Da qualche settimana si sta lavorando in S. Colombano per dare un assetto definitivo alle scale d’ingresso nella cripta e rimettere a posto la balaustra che fu rimossa all’epoca dei restauri compiuti tra il 1909 e il 1911 sotto la direzione dell’Architetto Cecilio Arpesani alle dipendenze della Sopraintendenza di Milano.
In seguito alla scoperta del Mosaico che serviva di pavimento alla chiesa romanica del sec. XII, e che fu sepolto quando venne riedificata la basilica attuale sul principio del 1500, ci si trovò nella necessità di fare e rifare più d’una volta le scale che dalla chiesa superiore scendono nella cripta; ed ora, dopo un sopraluogo del Comm. Calzecchi della Sopraintendenza di Bologna, si è venuti nella decisione di cambiarle un’altra volta spostandole in modo da lasciare libero il passaggio nell’asse trasversale del transetto e riducendole a forma di chiocciola con gradini della lunghezza di m. 1,20 anziché di m. 1,50 com’erano nel disegno approvato dalla Sopraintendenza di Milano ed eseguito parzialmente nel 1923.
Nel compiere questo lavoro di spostamento nella navata a destra della basilica, davanti alla cappella dello Spirito Santo, è venuta alla luce una tomba nella quale si trovò una grande quantità di ossa, di teschi, di scheletri, tutti di piccole proporzioni. Si ha l’impressione che fosse quella una sepoltura per fanciulli e bambini.
Mi trovai, a caso, fra un gruppo di gente venuta a curiosare, a….collaudare….ed anche a criticare i lavori; ed ecco il parroco, a cui rivolsi a bruciapelo una domanda: ” Sa dirmi lei qualche cosa di queste sepolture e di questi sepolti?”
E mi rispose: “c’è in archivio un registrino, di piccolo formato, da cui si può attingere qualche memoria”, e lo andò a cercare e me lo mostrò con un senso di intima soddisfazione, come si trattasse di una scoperta ” Grande o non grande – io dissi fra me – è bene conservarne memoria”: e trassi dal piccolo registro le notizie che trascrivo, come “cronaca cittadina di altri tempi”, cioè duecento e più anni fa.
Il registro porta come titolo; “Libro per le sepolture per li Morti”. Curioso, dico io; che ci fossero, a quei tempi, anche le sepolture….per i vivi?.
A parte gli scherzi di parole, risulta da quel libro che nella chiesa, lungo le due navate laterali, c’erano nientemeno che 68 sepolture, le quali diventano 71 se vi si aggiungono le altre tre di cui è fatta menzione nella nota posta in fine libro, e nella quale è detto: “le quattro sepolture esistenti avanti la detta cappella (dei Ss. Pietro e Paolo) nel mese di marzo 1734 furono nettate con la spesa di franchi 40,10, e poste le ossa parte nella prima a mano destra nell’uscire dalla chiesa sotto il portico, e parte nelle due alla sinistra del medesimo, rimaste anche capaci delle ossa di altre quattro. Il che si nota per avvertimento dei successori”.
Di queste sepolture, una quindicina sono del Monastero; quattro o cinque sono contrassegnate con la dicitura; “Si sepeliscono tutti comunemente”; in una nella capella di S. Stefano “vicino al monastero si sepeliscono le donne”; un’altra, nella capella dello Spirito Santo “è assegnata alli fanciulli 1714” ed poeticamente bella l’espressione usata generalmente nella registrazione degli atti di morte di questi angioletti; “Sepultus est in tumulo Angelorum”.
Vi sono poi le tombe che ora diremmo “gentilizie” assegnate a famiglie particolari; e non sarà inutile nominarle anche se troveremo nomi di famiglie che ora sono completamente scomparse.
Nella capella di S. Stefano “si sepeliscono gli uomini della casa Ponticelli”.
In quella dello Spirito Santo ” la sepoltura N. XIX è assegnata ad Agostino Mozzi del Castellano, nostro famiglio detto il Taglia” la sep. N. XX è quella dei fanciulli; quella segnata N. XXI ” +stata concessa ed assegnata al M. Reverendo Sig. Don Giuseppe Torre, per lui e per li suoi eredi e discendenti come consta da Instromento rogato dal Sig. Gio Batta Chiesa a dì 25 maggio 1708, avendo fatto di elemosina alla Sagrestia due Filippi”. Il Don Giuseppe Torre era Rettore di Santa Maria. Morì a 84 anni, il 30 luglio, e fu sepolto qui il 1 agosto 1720.
Davanti al Crocefisso avevano la loro sepoltura “il Pugni, il Lavagnini e quelli della donna, il Mozzi cioè Gio Antonio Mozzi ed i suoi eredi”; nella capp. di S. Scolastica ” i Civardi, gli Ulmelini, li Silva”; nella capp. di S. Placido “i morti del Sig. Fabio Ballerini, del Sig. Bartolomeo Malchiodi, li Cerri e loro discendenti, li Signori Tomaso e Domenico Ballerini e loro eredi e discendenti”; nella capp. di S. Apollonia ” si sepeliscono quelli del Sordo li Mozzi da S. Martino, li Mozzi da S. salvatore, e li Belloccchi della Braccioccarella, tutti tre massari del Monastero di S. Colombano; gli eredi di Gio Pietro del Monte, li Cerri e li Valavanti”; nella capp. di S. Carlo ” si sepelliscono quelli dell’Uomo. li Mazza, li Brucellaria della Moia, li Cozzi da Caboreo, li scrocchi di Tegara il n. 4 è assegnata al Sig. Felice Bezzi e suoi discendenti”
Nella cappella S. Mauro (attualmente di Maria Ausiliatrice) “vi è una sepoltura nella si seppelliscono gli Illustrissimi Signori Marchesi Malaspina, quelli però da S. Margarita e non altri”.
La lapide di marmo che la chiude porta l’iscrizione seguente: Io Augustinus Malaspina Marchio S. Margaritae Pregole et Vallis Curoni obiit ex hac vita 1686 14 februarii (Giov. AgostinoMalaspina Marchese di D. Margherita, Pregola e val Curone passò da questa vita il 14 febbraio 1686).
Presso l’altare di S. Benedetto altra lapide marmorea con stemma dei conti Nielli sta indicare la tomba ove “si seppellivano li defunti del Sig. Carlo Cristoforo Nielli e suoi descendenti”.
Nella capp. di S. Maria Maddalena troviamo” li morti del Sig. Don Giuseppe Ballerini e suo fratello, gli Flegaria, li Casella (cioè Messere Giov. Regaglio e i suoi discendenti), quelli di Giorgio Boiolli, quelli di Giacomo Querella, e quelli di Sachino ed Agostino Autarelli, li Frassinelli e li Morra, ossia da Borgo”. Oltre alle sepolture delle famiglie suindicate ce n’era una destinata a “quelli di casa Mantelli, cioè il Sig. Lorenzo nostro speziale e i suoi descendenti, concessagli in maggio 1734.
Nella capp. di S. Martino avevano la tomba ” gli morti del Sig. Gio Batta Chiesa, quelli del Gallo, Cattaneo, Girolamo Ballarino, gli Ill.mi Sig. Marchesi de Orèzero, i nipoti del fu canonica Ghigliano, Bartolomeo Gazza e descendenti”.
Nella capp. del Rosario “i Sig. Gio Batta Cangiasi, li Donati, i Pregalino, li Benzi, quelli da Villosi, li Silva, cioè Frattini da Porta Frangola”.
Nella capp. di S. Giuseppe “il Calegari, Mastro Bernardo Bancalaro, li Martelli, Mastro Ant. Scala, Gio Andrea Zanettino, Giacomino e fratelli Arpesani, Antonio Brugnelli e suoi descendenti, avendo data alla Sagrestia d’elemosina un Filippo”.
Nella capp. del Battistero “vi sono quattro sepolture nelle quali si seppelliscono tutti comunemente.
Qui l’enumerazione finisce. Chi ha avuto la pazienza di leggere fino a questo punto, forse si domanderà: “ma qui.. siamo in una chiesa o.. in un cimitero?” L’uno e l’altro, risponderei; o più semplicemente, siamo nella casa di Dio che affratella e stringe in un solo amplesso morti e viventi sotto lo sguardo pietoso di Colui che dagli altari fa scendere anche nei regni d’oltre tomba, il sangue della redenzione, ed ha promesso: io vi risusciterò nel novissimo giorno”.
Mentre consegno queste povere note per la stampa, il proto mi domanda “fino a quando si seppellivano i morti nelle chiese?” Risponderò un’altra volta perché gli articoli sono un po’ come i libri: basta uno per volta, quando…non ce n’è d’avanzo.

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