1925/11/01 – Edilizia Bobbiese

Da La Trebbia del 1 Novembre 1925

Quando veramente si vuole, con tutte le energie, la conquista è già per metà ottenuta, poiché volere è potere. Ricordiamo l’esempio di S. Colombano. Egli, venuto a Bobbio, volendo incivilire i rozzi abitanti, incontrò certo molti ostacoli, pure non si perdette d’animo e riuscì nel suo intento.

Ora i Bobbiesi devono seguire l’esempio del loro Protettore e continuare nella via che egli ha loro aperta dinanzi, e cercare di rendere importante questa semisconosciuta città, non lasciandosi raffreddare dal dubbio di potervi riuscire. Se gli abitanti di Bobbio si adoperassero perché in essa sorgesse qualche villa o albergo, avrebbero certo il vantaggio economico di vederli molto frequentati, perché Bobbio è una buona stazione balnearia e climatica.

Un fosso provvidenziale

Si deve peraltro riconoscere che in questi ultimi anni sono stati compiuti o iniziati lavori di costruzione, che hanno ultimamente dato luogo ad un vasto fosso in piazza S. Francesco. Questo fosso è stato veramente provvidenziale per l’edilizia bobbiese.
Pareva che i proprietari di vecchie case non le rinnovassero, né restaurassero, non sapendo dove scaricare i detriti. Ma dacchè il fosso esiste, si sono sostituite abitazioni nuove e decorose ad antiche catapecchie, e i detriti sono andati a finire là.
Una delle case ricostruite è in Piazza S. Lorenzo e l’altra al principio della via dei Molini. Presso la Piazza S. Colombano la demolizione di vecchi portici antiestetici ha tolto uno sconcio alla Città e resa regolare una via.
Se al rifacimento di altre case ostasse la mancanza di un luogo ove gettare i detriti delle casupole da abbattere, dovremmo augurarci che il Municipio aprisse altri fossi come quello di piazza S. Francesco.

Nuove costruzioni

Ma l’edilizia cittadina non ha soltanto sostituito od abbellito, come si vede in una casa in piazza del Ginnasio, ma ha pure edificato di pianta.
Sono state infatti costrutte due palazzine lungo la via del Penice, una grande ed artistica del Sindaco, Avv. Comm. Della Cella, e l’altra minore del Signor Forneris. Una terza villetta è stata costruita in piazza Fringuella ed è del Sig. Cella Enrico.

Villa Forneris

Speriamo che altri proprietari seguano il buon esempio, che Bobbio possa progredire almeno nell’edilizia ed aumentare così la sua importanza.

I nomi delle vie

Ma torniamo in piazza S. Francesco.
È il suo nome antico, da vari anni mutato in quello di Piazza Umberto I, perché anche a Bobbio doveva penetrare l’idea del cambiamento dei nomi, con quanto vantaggio della storia non v’è chi non veda. Le memorie locali vanno così scomparendo anche nelle loro ultime relequie, che sono nomi delle strade per l’appunto.
Si è vista quindi, ad esempio, una via intitolata a Felice Cavallotti, che la massima parte dei Bobbiesi non sanno neppure che sia esistito. E le antiche glorie? Ahimè! Di queste non si può dire neppure: «resti almeno il ricordo». Si, è da deplorare come a Bobbio non si trovi o piazza, o via, o scuola, che rammenti uomini benemeriti della città come Agilulfo, il re Longobardo che donò a S. Colombano il territorio per il Monastero; Teodolinda, la sua pia consorte, che ottenne dal re la donazione, ed Enrico II l’imperatore che nel 1°14 elevò Bobbio al grado di città.
Che dire in fine di Silvestro II, l’uomo più dotto dell’età sua, che visse otto anni a Bobbio come abate dei Benedettini di S. Colombano, e salì poscia sulla Cattedra di S. Pietro? Non v’è persona colta la mondo che non conosca questo inventore dell’orologio a ruota, questo matematico, che introdusse nell’Occidente le cifre arabiche: solo i Bobbiesi ne ignorano l’esistenza.

Il monumento ai Caduti

Sulla Piazza Umberto I, che non sappiamo se cambierà il nome un’altra volta per l’occasione, sorgerà il monumento ai Caduti, la cui base già emerge dal fosso, ormai quasi ricolmato.
Pare che anche Bobbio dovrebbe già avere innalzato il suo ricordo ai orti in guerra, come hanno fatto anche i più piccoli villaggi; ma essa ha voluto in questo imitare l’esempio delle grandi metropoli, che stanno ancora discutendo sui progetti presentati dagli artisti.

Un informe rudere

Il vecchio municipio

Volgiamo adesso uno sguardo alla piazza del Duomo, ove un rudere indecente, su cui è scritto «Municipio» attende fin dai tempi di Napoleone I, un piccone pietoso che lo tolga alla detestazione dei cittadini e al disprezzo dei forestieri.
L’attuale Amministrazione, che si propone di demolirlo, si renderà veramente benemerita di Bobbio il giorno che riuscirà a liberarla dalla informe bicocca.

Il Cimitero nuovo

Il vecchio cimitero

Ed ora raccomandiamoci alle gambe per incamminarci alla volta del «Nuovo Cimitero».
Sono 2 Km. di strada polverosa, che indicano come chi scelse la località, avea buona speranza nell’espansione di Bobbio e temette non accadesse alla nostra città, come già avvenne a grandi metropoli che, che per aver fatto il cimitero abbastanza vicino alla periferia, finirono per averlo quasi nel centro. Proprio per il Cimitero di Bobbio paiono composti i versi del Foscolo:
Pur nuova legge impone oggi i sepolcri

Il nuovo cimitero

fuor de’ guardi pietosi e il nome ai vivi
contende.

Pregi e difetti del Cimitero

Del nuovo Camposanto possono gloriarsi i Bobbiesi e chiamarlo il loro piccolo Staglieno: infatti esso fu costruito in massima sul disegno di quello di Genova. Ed è giusto riconoscere che è riuscito un edificio grande e decoroso, ma non si può negare che sia alquanto deturpato da alcuni inconvenienti. La scala centrale di accesso alla Cappella dei suffragi è soverchiamente stretta e vista dall’entrata, offre l’aspetto di una scala a pioli: sarebbe bene che questa stonatura fosse rimediata, finchè si è ancora in tempo, portando la scala alla larghezza della cappella. Un confronto col cimitero di Staglieno, che tanta maestosità riceve dalla superba gradinata centrale, potrebbe insegnare come anche il nostro camposanto diverrebbe più decoroso con un più largo accesso.
Un altro errore, purtroppo quasi irrimediabile ormai, è quello di aver costruita nella parte centrale anteriore dell’edifizio l’abitazione del custode. Questa casa, un vero ingombro, rende possibile la vista d’insieme del cimitero solo ai lati di esso, e non nel centro, il quale offrirà lo spettacolo dei panni che la famiglia del custode sciorinerà al sole in mezzo alla facciata del camposanto. Meglio si sarebbe provveduto costruendo ai due angoli della necropoli due casette, una ad uso uffici e l’altra per l’abitazione del custode.
La superficie del camposanto è vasta ed ampliabile; non molto grande, ma sufficiente, è la cappella (ampliabile pur essa nella parte posteriore), che resterà nel mezzo di una galleria, destinata alle tombe private.
Il cimitero sarà certamente terminato il prossimo anno, ma fin da oggi noi lo vediamo idealmente. S’infiorirà esso delle ultime corolle autunnali, tributo di affetto dei Bobbiesi viventi ai loro cari Defunti che fra i marmi, i lumi e i fiori, vedranno le ombre dei morti levarsi ad ascoltare le parole d’amore, di pianto e le preghiere dei vivi ed ammonirli con voce arcana.

R.F.

N.B. Abbiamo ospitato volentieri e integralmente questo notevole studio sull’Edilizia Bobbiese, lasciando all’autore ampia libertà di apprezzamenti, che sono vari e discutibili in questo stesso periodo.

N. di R.

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