1937/08/07 – La storia di un campanile e di un orologio

da La Trebbia del 7 Agosto 1937

La trascriviamo tale e quale dall’epistolario di Marcantonio Bellini Vescovo di Bobbio, che in data 13 maggio 1611 così scriveva al Presidente del Senato di Mlano.

«L’anno 1532, al 5 luglio, la Comunità di Bobbio, venduto il suo campanile al monastero di S. Colombano, che fu poi demolito, riservandosi le campane con l’horologio con facoltà di levarle dentro di duoi mesi, come per l’accluso capitolo d’instromento appare, per il che con permissione di Mons. Trivulzio all’hora Vescovo, come anco attestano i più vecchi, posero una campana con l’horolgio sopra uno delli duoi campanili di questa Cattedrale all’hora vacuo, nel quale abasso nel piano della chiesa v’è l’antica capella di S. Sebastiano congionta con quella di S. Michele, et di sopra un’altra capella episcopale di S. Tomaso, della quale si trova menoria per scritture pubbliche sin del 1385, sebbene per l’architettura et uniformità di struttura nell’istesso fondo, et cintura della chiesa et circondato da ogni intorno di edifici di chiesa, è così antico come la chiesa stessa sopra 500 anni oltre questa evidentissima proprietà, dominio, possesso, et continuo uso; la chiesa sempre l’ha riparato, restaurato, coperto, et fabricatovi dentro secondo le occorrenze.

L’horologio per pubblica comodità v’è stato collocato, cosa che non vollero fare quelli di S. Colombano, per la molta benignità de’ Vescovi verso la Comunità come sempre s’è conosciuta nelli suoi maggiori bisogni.

Se bene è grande inconveniente che questa campana dell’horologio collocata sopra l’altare, dove si celebra quotidianamente, serve come si fa d’ordinario alla giustizia di sangue e morte aborrita dai sacri Canoni et dalla Chiesa ma di più sono corsi talvolta gran mali per non essere questa campana più pronta et alla mano, e fuori del Palazzo, et non è molto che fu ammazzato uno per non poterlo soccorrere con questo chiamare Gio. Bartolomeo Barbarino….

Hora havredo io fatto fabbricare una Campana molto grossa et onorevole per pubblico beneficio a honore della B. Vergine né vi essendo per adesso altro loco idoneo da riporla, il dì 8 corr. cominciai a far drizzare gli ordigni per levarla sopra qesto campanile, havendone fatto parola con alcuni de’ Reggenti, acciò non si meravigliassero se l’horologio restasse forse un poco impedito, e così per avviare le cose mi trovai anche presente avanti la Chiesa; e mentre si lavorava quattro perniciosi et sediziosi hebbero ardire sugli occhi miei di tumultuare altamente fuori d’ogni ragione, non senza pericolo della persona mia, cioè Tiberio Pietranigra Giovanni-Stefano Galluzio, Giovanni Antonio Bertolasio, et Clmente Cigala, quali, disgustati della giustizia che m’è convenuto conto gli eccessi fare, tentano queste bruttezze; ma che più sono andati dopo hostiatim ( di porta in porta), ancho di notte a sollevare il popolo contro la chiesa, et contro di me, minacciando bruttamente la vita agli operai, per il che resta ogni cosa impedita con sommo scandalo, disordine, et danno, et de più per eccitar maggiore sedizione, van dicendo che questo sia ordine del Senato, gridando giuridizione Regia, come sogliono quando non hanno ragione, né san dire, e vogliono far male.

Qui resta impedito il servizio della Chiesa, con grandissimo scandalo e pregiudizio iniquissimo, e ne ho voluto per la verità ragguagliare V. S. Ill.ma, confidando che presto habbia a fare in maniera che sia provvisto a così grande eccesso, et disordine, et altri maggiori che possono facilmente occorrere in questa eccitata sedizione.

…. Asperro dalla pietà et autorità di V. S. Ill.ma opportuno e presta rimedio in questa afflizione, et prego Dio benedetto per ogni suo maggior contento ».

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