1905/03/11 – Il ponte vecchio sulla trebbia

Dalla Trebbia del 19 marzo 1905


Conferenza tenuta in Bobbio dal Canonico Antonio Civardi, il 23 gennaio 1905

IL PONTE VECCHIO SULLA TREBBIA

Il conferenziere prendendo una tesi generalissima si fa il quesito: qual’epoca incominciò ad esistere un ponte sulla Trebbia nelle vicinanze di Bobbio?E risponde esternando il suo avviso che un ponte sulla Trebbia a Bobbio cominciò ad esistere prima della venuta di S. Colombano; e ciò deduce:1) Dalla preesistenza di una popolazione nella vallata bobbiese prima dell’arrivo del monaco irlandese; fatto, che il conferenziere ha incominciato a dimostrare nel presente giornale – rubrica Bobbio e il suo territorio ecc.; e che spera di poterle provarlo con chiarezza con gli argomenti che man mano verrà sviluppando. Ammessa l’esistenza di creature umane sulla riva sinistra della Trebbia prima di S. Colombano, nulla di più probabile che esse si siano spinte a perlustrare la riva destra, le sue colline e i suoi monti; e che perciò abbiano pensato di provvedersi di un ponte per tragittare il fiume, anche nelle sue piene.2) Dalla conoscenza, che secondo il tortonese Conte Giacomo Carnevale, avrebbero avuto i Romani delle nostre acque solforee salso jodiche; conoscenza , ad ammettere la quale si dichiara indotto dall’aver di esse (acque) trovato fatto menzione negli scritti di Arlembardo medico fisico di Tortona nel 1160, i quali scritti, vennero pubblicati dall’altro cittadino tortonese Augusto Quizio, che fu medico di Filippo 2°, duca di Savoia, molto istruito nella botanica, nel «Lumen apothecariorum  editum e subtilissimo artium et medicinae doctore domino magistro Quirico de Hugusti de Dorthona. Augustae Vindilicorum 1486». (Notizie storiche dell’antico e moderno Tortonese. VogheraTipografia Gioni 1845).Ma se le nostre acque salso jodiche erano già conosciute fin dai tempi dei romani, si sarà pensato di trarne quella maggiore utilità, che ad esse si poteva ricavare: il perché si sarà pensato ancora ad un mezzo solido (ad un ponte) per passare alla riva destra della Trebbia, dove hanno la loro sorgente.3) Dal Diploma di Agilulfo a S. Colombano – Da certe discrepanze, che vi si ravvisano fu creduto e dichiarato apogrifo da alcuni e gravi autori, tra cui il Mabillon, il Muratori, il Poggiali, e  ultimamente dal Krusch; cui  paiono soscrivere l’egr, can.co Logé di Tortona, nella sua opera S. Alberto, Abate di Butrio, e l’illustre Prof. Carlo Cipolla nel fascicolo « Notizie e documenti sulla storia artistica della Basilica di S. Colombano di Bobbio nell’età della rinascenza ». Ma l’importante questione, così si legge nel bollettino della società pavese di storia patria an. 1° fascic. 3° Sett.bre 1901 è stata ora ripresa dall’Hartmann, Prof. di Vienna, e trattata brillantemente in un articolo, dalle cui conclusioni l’autenticità dei diplomi, (uno di Agilulfo, due di Adoloaldo a favore del monastero di Bobbio) non ostante le mende che presentano le trascrizioni, in cui ci pervennero, è provata dall’autore non solo con ragioni indirette, ma anche direttamente. La più forte di esse si è che il Sundrarit, viro magnifico, dei diplomi, a cui Agilulfo prima, poi Adoloaldo, concessero una metà del pozzo d’acqua salsa, di cui l’altra metà era lasciata al monastero, richiama alla memoria il Sundrarium maximum longobardo rum ducem, cui apud Agilulphum bellicis rebus instructus  erat, di cui è parola nel continuatore di Prospero sotto l’anno 640 in un codice scoperto una trentina d’anni fa in Copenaghen. Da questo si deriva che dalle nostre che alle nostre acque solforee salso jodiche esisteva un pozzo per vfare il sale: ad coquendos sale. Ma se si faceva il sale, necessariamente sulla Trebbia doveva esistere un ponte pel trasporto del medesimo.Dato finalmente (e non concesso) che non sia vero il fin qui ragionato, si ha un dato storico non controverso che ci assicura l’esistenza di un ponte sulla Trebbia almeno nel secolo 9° – Il prelodato prof.re Hartmanu nel bollettino storico bibliografico subalpino, ha pubblicato un documento conservato nell’archivio di Stato a Torino colle altre carte di S. Colombano con la segnatura Cat.a !° marzo 1° – Sul dono si trova l’indicazione  l’indicazione «Inventarium honorum immobilium monasterj S. Colombani –  e nell’interno è detto» Adbreviatio de rebus omnibus e bobiensi monastario ontrinsecum et extrinsecus pertinenti bus anno Iesu Christi DCCCLXII (862). Il documento è confrontato dall’autore con l’altro dell’anno 883, e l’uno e l’altro npn sono che un inventario dei beni appartenenti a quell’epoca al nostro monastero.Ora in questo documento si legga: infra vallem autem praefati monasterj sunt oracula septem, nella valle del 1° monastero sono sette chiese; che la parola oraculum nel linguaggio ecclesiastico indica propriamente cappella, chiesa. Nell’accennato documento si legge ancora sotto il n° 6 «In oraculo Sancti Ambrosii potest seminare per annum granum modia viginti, vinum facil anforas quatuor, fenum carra septem etc.»  E’ vero che la dicitura accenna ai campi, vigneti, prati, ma è noto che attorno alle chiese andavano annesse possessioni. Sicchè è indiscutibile che fin dall’anno 862 (e quasi certamente anche prima) esisteva la chiesa di S. Ambrogio «in oraculo Sancti Ambrosii». Ora se vi era una chiesa sulla sponda destra della Trebbia, ne viene che per accedervi doveva essere sul fiume un ponte; a meno che non si voglia dire che la chiesa in discorso fosse riservata all’esclusivo servizio della popolazione sulla da riva destra. Ma come ciò pensare? Possibile che la popolazione della destra per diporto, per curiosità, per necessità non sia mai passata alla sinistra? Possibile che la popolazione della sinistra non si sia mai trasportata alla destra, neppure per assistere alla funzione del Santo titolare della Chiesa, in quei tempi, in cui la fede viva, operosa eccitava gli uomini a lunghi e disastrosi pellegrinaggi per visitare santuarj lontani? E poi i frati stessi di quando in quando non saranno andati a S. Ambrogio per vedere se la chiesa corrispondeva all’onore dovuto a Dio; se le finzioni religiose, l’amministrazione dei Sacramenti procedeva regolarmente, se il deputato al servizio attendeva all’esatta esecuzione dei proprj doveri? E finalmente come, senza un ponte, trasportare  al monastero il grano, il vino, il fieno ecc., e tutti gli altri raccolti delle terre circostanti alla Chiesa di S. Ambrogio?

Dalla Trebbia del 2 aprile 1905

Il ponte vecchio sulla Trebbia

Conferenza  2a tenuta in Bobbio dal Can. Ant0nio Civardi il 6 febbraio 1905Questione 1aAmmessa l’esistenza di un ponte sulla Trebbia nelle nostre vicinanze prima della venuta di S. Colombano, od almeno nel secolo 9°; in quale località esso sorse? Per mancanza di documenti nulla si può affermare di certo. Sarà stato al posto dell’attuale? Può essere: nulla di più verosimile. Così si viene a rispettare la popolare e più volte centenaria tradizione, che del nostro ponte fu autore il Santo: imperocché se il ponte, che si vorrebbe preesistente alla sua venuta fra noi, era edificato in altro luogo, nessuna meraviglia, che egli abbia creduto bene di erigere l’attuale come più vicino, più comodo, più adatto al monastero ed alla popolazione. Se poi l’attuale corrisponde a quello, che si direbbe preesistente a S. Colombano, non è impossibile che l’abbia trovato diroccato, come vi ha trovato semi diroccata la basilica di S. Pietro; e come di questa, così anche di questo abbia riparato la rovina.Questione 2aLa storia non  somministra una data certa e precisa sul nostro ponte?Il conte Anguissola Gio B.a nell’Ephemerides Sacrae anni Christiani 1822, pubblicato a Piacenza coi tipi del Tedeschi, a pag.14 scrive: «secondo Poggiali (Memorie Storiche di Piacenza, vol.5 pag.35) nel 1196 esistevano sulla Trebbia tre ponti, uno cioè in faccia a Piacenza, un altro a Rivergaro, di cui appena trovansi le vestigia, ed un altro a Bobbio tuttora esistente, benché più volte rovinato ». – Il Poggiali pubblicava l’opera sua nel 1757 in Piacenza – Tipografia Filippo G. Giacopazzi.Dunque è notizia chiara, e precisa, di valore storico ( a meno che si voglia mettere in dubbio l’autorità del Poggiali, che alcuni vogliono fino un po’ troppo critico) che sin dal 1196, cioè più di 700 anni fa esisteva un ponte sulla Trebbia.

Dalla Trebbia del 16 aprile 1905

Il ponte vecchio sulla Trebbia

Questione 3

aIl ponte attuale è propriamente quello del 1196?Il Poggiali pare inclinato a crederlo, sebbene lo dica più volte rinnovato; mentre documenti nostri ci farebbero entrare nella opposta sentenza. Danneggiato il nostro ponte nel 1766 da uno straordinario ingrossamento delle acque della Trebbia, al quesito, se fosse più conveniente riattare ed assicurare il ponte stesso, oppure  acquistare  terreno sul letto del fiume per aprirvi una strada, fatto dal nostro Consiglio all’Illustre Giureconsulto Can.co D.Leonardo Taffirelli, Cancelliere di questa uria Vescovile; il consulente nel suo parere 15 ottobre 1766 si espimeva in questi precisi termini:«Prendo a dire, che il ponte costrutto per utile, per comodo e commercio di tutto il luogo e di tutta la regione circonvicina, consisteva all’antico in quattro o cinque archi al più circa al mezzo del fiume, ove al presente se ne veggono per anche due di detti archi, quali sono lì più depressi alla metà di detto ponte; sotto dei quali quattro  o cinque archi vi transitava tutta la Trebbia, anche nella maggiore sua escrescenza; menoché  al di qua vi rimaneva il borgo più ampio della città, e di là vi erano l’ospedale e la Chiesa di S. Lazzaro de’ lebbrosi con li suoi poderi,  quali tutti corrosi dal fiume, rimanendo l’alveo dilatato più di tre quarti, la città a sue spese ben grandi e considerevoli è stata costretta continuare l’antico con estendere di qua e di là detto ponte, parte con archi di muro, parte con tanti massicci e pilloni, su de’ quali si appoggiavano le travi e tavole, due campi o andate, due de’ quali dall’eccessiva escrescenza di detta Trebbia, seguita alli 8 corrente ottobre di quest’anno 1766, in cui con un pillone sono stati atterrati e dall’acqua seco recati»Del medesimo parere del giureconsulto C.o Taffirelli è Luciano Scarabelli che ne Dizionario Corografico Universale dell’Italia – Milano – stabilimento Civelli 1854, nel suo art. sopra Bobbio (Vol.2 p.1a. pag.144) scrive: La Trebbia ha un ponte vicino a Bobbio città, lungo m. 280, e largo 3 costrutto sopra un antico, ora interrato, e di cui vedesi un arco. Né i Bobbiesi, i quali sotto i loro occhi stessi hanno visto alzarsi ed allargarsi il letto della Trebbia, avranno difficoltà a pensare, che dieci, otto secoli fa il letto di essa più profondo e più ristretto siasi venuto di tratto in tratto riempiendo di materiale, che le piogge scaricavano nel fiume dalle latitanti colline e montagne, massime dopochè un malinteso interesse ha operato lo sconsigliato dissodamento delle folte selve che coronavano la cresta dei nostri monti.Anche questa sembra una prova di un certo valore, massime corroborata dai seguenti dati storici. Il 1° è un documento dell’archivio Vesc., e cioè un atto 19 gennaio 1421 autentico Luserto Cristoforo. Con esso si stipulavano con cauzioni tra il Vescovo d’allora Daniele Pagani et spectabiles et egregios viros duos Matthaeum de Ugurnibus fg. Iois legum doctoris, et Vicarium Gen.lem  Ill.mi Principis et Excellentissimi Ducis Nostri Mediolani. Et Rodulphum fg. Arasini, de Seratonibus de Venetiis; convenzioni, che avevano per oggetto fundum et domum molendini de Caneto sic communiter nuncupati ultra Trebiam et fundum cum aedificiis ibi exitentibus, olim fornacem, et terram ipsi fornaci utilem atque necessariam pro costruendis cupis, tegulis, maconis, quadrelis. Dunque alla regione Caneto sulla riva destra del fiume un molino ed una fornace.Il 2° dato storico è un atto 28 gennaio 1292 rogato dal notaio Epirone de Granarolo. Con esso il Vescovo Calvo Calvi faceva a varj individui locazione perpetua domus molendini, et fulli, sen molendinorum et fullorum desuptus pontem Trebiae. Sicché al dissotto del ponte (e sotto la terra spessa) eravi un mulino et un fullo; meglio più mulini e più fulli.Il molino e la fornace di Caneto furono così asportati dal fiume da non permettere neppure di congetturarne la posizione. Dagli edificii alla Spessa, si dice, rimangono tuttora  avanzi che dal modo dio costrizione si arguisce che erano ad uso di molino. Ma se Caneto nel 1421 esistevano un molino ed una fornace, se molino e folli esistevano alla Spessa fin dal 1292, ed ora tutto è scomparso senza che sia rimasto vestigio di loro esistenza; convien dire che fossero di molto inferiori per posizione al ponte attuale; e che a questo, altro ne sottostava.
Dalla Trebbia del 23 aprile 1905

Il ponte vecchio sulla Trebbia

Finalmente è certo che l’ospedale di S. Lazzaro e la Chiesa relativa sorgevano al di là della Trebbia, cioè sulla riva destra. Fra Giacomino fg. Domenichino col suo testamento 11 marzo 1525 ricevuto dal not. Tommaso de Giorgi «Jure legati retinuit pauperibus commorantibus in hospitali S. Lazzari Bobii sito ultram pontem Trebiae solidos 40 imperiales».È certo ancora che questi sani edifici esistevano in capite pontis – (Bartolomeso de serio fg. Bernardo, studens in jure civili, col suo testamento, 18 ottobre 1388 ricevuto dal notaio Giocanoto de Gualandrio legat et jure legati reliquit florenos orto Hospitali S. Lazari de capite Pontis).Ma se ospedale e chiesa da secoli non esistono più, convien pur che sia stato abbattuto il ponte, alla cui estremità essi si trovavano. Sicchè legittima conseguenza che il ponte attuale non è il ponte vecchio, ma sibbene che quello poggia sui fondamenti di un altro in massima parte distrutto. A piena conferma del qual conclusione ecco un altro perentorio dato storico.Il Ripalta, cronista piacentino, pubblicato dal celeberrimo Muratori a pag.903 vol.20 dell’Opera sua colossale Rev. Ital Script scrive:Anno 1452 26, 7bre – adeo pluit , ut Padus et Trebia, eoquod pluviae fuerunt cintinuae per dies et noctes, maxima intulerunt damna, et praecipue Trebia destruxit et deorsum traxit pontem lapideum de Bobio, qui super ipso flumine Trebiae  artificiose et sontuose constructus fuerat, et multas domus similiter de Rivalgario destruxit.Ed il Can.co Poggiali a pag. 324 volo. 7 delle sue Memorie Storiche di Piacenza, così spiega il Ripalta. Nel 5 giugno 1452 cadde sul piacentino una dirotti sima pioggia, portata da venti sì impetuosi, quod multa mala fecerunt, arbores evulserat, tectos domo rum destruxerunt: una pari direttissima pioggia ebbesi accompagnata da tuoni e lampi orrendissimi nel 29 7bre; per cui crebbero d’improvviso e a dismisura i fiumi del nostro distretto, tra quali la Trebbia, rinnovando e preparando il guasto dell’anno passato, rovesciò un forte e magnifico ponte di pietra, che con ispesa ed artificio grande avevano eretto i bobbiesi, e nelle circostanti pianure lasciò nel ritirarsi tanta legna, che parve d’aver spogliato d’altrui tutte le montagne le montagne bobbiesi e piacentine.Tanto ripete lo Scarabelli a pag. 453 del  2° vol. della sua Istoria Civile dei ducati di Parma, Piacenza e Guastalla – Italia 1846, lasciata per morte, incompleta:Nel 1451 a 6 di novembre dalle case di Ronco a Calendasco fu tutto un fiume ….. Ma nel di Nove di settembre (si crede errore di stampa e che in vece di 9, debbasi leggere 29) dell’anno successivo (1452), un piovere dirotto gonfiò la Trebbia siffattamente che rovesciò un magnifico ponte che i bobbiesi avevano eretto con grande artificio e spesa,. Entrò in Rivergaro, abbattè case, ruppe molini e portò tanti alberi all’Emilia che parte avesse spogliato di piante il bobbiese e il piacentino.Dopo ciò che si desidera dippiù? Nel 1452 esisteva a Bobbio sulla Trebbia un ponte di pietra – pontem lapiseun «costrutto con ispesa et artificio grande» artificiose et sontuose. La direttissima pioggia del 29 settembre d.° anno l’ha abbattuto e tratto all’ingiù «destruxit et deorsum traxit». Dunque il ponte attuale non è certamente il ponte vecchio: ma deve sorgere sugli avanzi di un altro, o di altri distrutti; tanto più che ne’ nel ponte attuale e nemmeno nei due archi sottostanti, visti fino a poco tempo fa, si ravvisa traccia di quella magnificenza e sontuosità e di quell’artificio con cui dai Bobbiesi fu edificato il distrutto nel 1452, e per cui ha meritato l’elogio degli storici piacentini.

Dalla Trebbia del 7 maggio 1905

Il ponte vecchio sulla Trebbia

Questione 4a

All’immenso danno sofferto nel 1452 si sarà quanto prima riparato? Impossibile dare al quesito soddisfacente risposta. Il già lodato Scarabelli nella citata sua storia, ricordandoci prolungate direttissime piogge, straordinarie piene negli anni 1454, 1460,1484, siamo quasi tentati a credere, che, se a Bobbio si rifece il ponte, sia stato di nuovo rovinato; come avvenne del ponte, che in d.i anni era stato riedificato sulla Trebbia a Piacenza; oppure che i nostri maggiori spaventati dal frequente ed imperversante diluviare non abbiano avuto animo di accingersi all’opera.Ma allora come avveniva la comunicazione tra gli abitanti delle due opposte Rive? Chi scrive possiede un mezzo foglio, scritto nelle due facciate, ritirato da un tabaccaio, che lo avrebbe certamente distrutto. Se esso non si riferisce all’epoca in discorso, cioè al sec.15°¸pure riguarda ad una condizione della nostra città, consimile alla sopraccennata. Lo scritto è un consiglio probabilmente indirizzato ai reggitori della cosa pubblica. Questi erano consigliati a ricorrere ai regii  ministri in Milano esponendo, che una tra le tante calamità da cui era oppressa la povera Bobbio, era, che la Trebbia aveva distrutto il ponte fatto di nuovo negli anni passati,  Flumen Trebiae adeo rapidum, ut pontem de novo annis praeteritis erectum diremerit; e che non potevasi altrimenti mettere in comunicazione gli abitanti delle due rive, che col provvedere una nave per tragitto – nisi parando navem pro transigendo flumine. Peccato che il documento sia senza data e senza firma! Del resto da esso deriva che in mancanza di ponte la Trebbia si transitava per mezzo di una nave, meglio di una barca; e che il letto del fiume doveva essere molto profondo e ristretto per acquistare una rapidità tale (adeo rapidum) per asportare il ponte,e per essere capace a sostenere il peso della nave o barca. Si disse non constare se alla distruzione del ponte avvenuta ne 1452 siasi tosto riparato: e tale incertezza dura sino al principio del secolo. !° Per quest’epoca trovasi la citazione di tre documenti spettanti al nostro monastero di S. Colombano, che si devono trovare negli archivj di Stato di Torino – Col 1° in data 8 giugno 1509 a rog.° Buelli not.° Stefano, Antonio da Piacenza, abate del d.o  convento mutuava alla comunità bobbiese alcuni legni per la fabbrica del ponte. Col 2° datato successivo 13 giugno d.o  anno, e not.o , i deputati dalla comunità alla fabbrica del ponte dichiaravano al monastero aver ricevuto L. 60 imperiali per 100 moggia di calce come generosa offerta per la fabbrica medesima. Il 3° rog.° alli 11 luglio sempre d.o anno, e dal d.o not.o , è la quitanza del residuo elemosina promessa dai monaci; quitanza rolasciata da persone scelte per promuovere la fabbroca del ponte.Per la storia aggiungasi ancora che nell’adunanza consolare 22 marzo 1533, dopo essersi esposto che il ponte minacciava rovina, ed aveva già cominciato a cadere, si deliberava di chiedere ai monaci di S. Colombano le 200 moggia di calce, al pagamento delle quali si erano obbligate in seguito a convenzioni e che nell’adunaza del 12 giugno successivo si stabiliva di fare un argine, affinché la Trebbia non rovinasse la strada pubblica, alla quale era necessario praticare riparazioni.Dal 1533 la deficienza di documenti ci trasporta di botto alla fine del secolo 16°. Alli 23 aprile q590 radunatosi il nostro consiglio, ravvisando propizia la stagione per la fabbrica del ponte, si prendeva la deliberazione di metterla all’incanto in base ai capitoli fatti da mastro Ant.o Magnano da Parma. Il lavoro consisteva nella costruzione di due arconi al principio del ponte verso la città, e di altri due all’estremità opposta verso la Spessa.
Dalla Trebbia del 14 maggio 1905

Il ponte vecchio sulla Trebbia

Poscia il conferenziere passò in rassegna le vicende  del Ponte vecchio sulla Trebbia dal 1600 fino ai nostri giorni, e così:

  • Verso il 1611  cade l’arco massimo verso la Spessa; alli 16 giugno d.o anno si presenta in consiglio il sig. Nicelli Cristoforo, il quale si esibisce da farlo rifabbricare. Con atto del giorno dopo a rogito notai Flegara Gio Antonio e Bertolario Gio. Antonio si stabilivano i capitoli per la fabbrica, i quali erano ratificati dal Consiglio nel successivo 21. Alli 13 7bre 1612 il Nicelli dichiarava al consiglio di aver adempiuto all’assuntasi obbligazione; ma il pagamento del pattuito compenso non era deliberato che nel giorno 13 9bre d.o anno 1612.
  • Da un libro di memorie manoscritte dal prete D. Pietro Bocaccia esistente in archivio Vescovile – a fol.73 – si legge la seguente nota: 1655 adi 7 gennaio – Circa a tre Hore di notte cascò l’arca grande del ponte del fiume di Trebbia – Quando sia stata ricostruita non consta.
  • Lo Scarabelli nell’art. Bobbio inserito nel Dizionario Coragrafico Universale dell’Italia afferma che il nostro ponte fu rovinato da Carlo 2° di Spagna e lo ripete il Bertacchi nella Monografia di Bobbio: ma a qual fonte fu attinta la peregrina notizia’
  • Nel 1672 avendo il Consiglio ravvisato utile e necessario riparare il ponte, si chiama da Pavia l’Ing. Angelo Michele Saracchi, il quale propone i restauri nel rifare l’arca grande ed un altro arco al di qua del ponte, per impedire anche la corrosione che va facendo la Trebbia con pericolo grande della città, e distrurre gli ultimi due archi, che sono di qua al principio del ponte, e ridurli in un solo arco per dare maggior campo all’acqua di trovare l’esito ecc.
  • Piene nel 1° quarto del secolo 18° rendono inservibile la 6a e la 7a arcata, che vengono sepolte dall’improvviso rialzamento dell’alveo, e rovesciarono interamente la ottava; sicché il nostro ponte nel 1719 si riduce a solo 8 arcate servibili delle undici da cui era formato.
  • Nel 1759 si pagano dal comune L. 1109.6 al Vicesindaco Domenico Galluria importo spese per la costruzione di un arco nuovo, nel 1782 il comune subisce la spesa di altre L. 6416 per l’arcata al n. 8.
  • Nel 1814 rovina quest’ultima, ed è rinnovata nel 1818.
  • Nel 1847 alla travata costrutta sopra i due archi sepolti sostituivasi un arco solo di pietra.
  • Nel giorno 17 maggio ersi sperso in Bobbio la voce che una mano  di soldati tedeschi partiti da Piacenza, e percorrendo la riva destra della Trebbia s’indirizzava alla volta della città. Ad impedire il loro assalto si pensò di abbattere il ponte sulla Trebbia, allora fortunatamente gonfio d’acqua. Quindi dalla cattedrale si asportarono i banchi della Chiesa per fare barricate; e si praticarono sul ponte fori per minarlo, e farlo saltare in aria. Ma i tedeschi non vennero; e grande ventura fu la nostra, perché il ponte rimase in piedi.
  • Essendo alli 28 8bre 1889 caduto il ponte sulla Trebbia, regione S. Martino, dovette il vecchio servire per mezzo di tragitto alla strada nazionale Bobbio – Genova, e a tale scopo gli portarono alcune modificazioni.

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